Un coach di nome Bebe

Affrontare e raccontare di un personaggio del calibro di Bebe Vio senza cadere in una facile retorica equivale a un’impresa, non semplice, ma davvero motivante.
Proprio per questo motivo non scriverò dei suoi innumerevoli successi, tra i quali due medaglie olimpiche, ma di come Bebe Vio sia stata capace di alzare “l’asticella” della sua grandezza di personaggio pubblico.
L’idea mi è venuta quando mi è stato regalato il suo ultimo libro Se sembra impossibile allora si può fare dove Bebe si prodiga in un esercizio veramente difficile, essere d’aiuto e d’esempio per tutte quelle persone che in qualche modo hanno delle difficoltà, ovvero essere un coach.

Ma qual è la definizione di coach? Un coach supporta un allievo nel raggiungimento di uno specifico obiettivo personale, professionale o sportivo. Un coach fornisce il suo supporto verso l’acquisizione di un più alto grado di consapevolezza, responsabilità, scelta, fiducia e autonomia inoltre è colui che trasforma le persone portandole da un punto A a un punto B; ma ciò che lo rende speciale è che questo passaggio e questa trasformazione l’ha vissuta in prima persona e quindi si configura come esempio.
Bebe Vio si prefigura come un coach veramente speciale perché non nasconde quelle che sono state le sue difficoltà, anche le più banali come aprire la porta di casa, derivate dalla meningite che la colpì all’età di undici anni.
Questo sarà un viaggio insieme ai suoi consigli, senza rivelare troppo del suo libro, per trovare la strada che ci conduce verso i nostri sogni.

Gli aspetti che Bebe ritiene fondamentali sono principalmente quattro ovvero trova le tue squadre, gestisci le tue paure, trova i tuoi super eroi ed infine se ti dicono che è impossibile allora si può fare.
Il concetto di trovare le squadre viene visto come strumento di supporto ed è alla base dei successi sia sportivi che personali.
In particolare Bebe Vio fa riferimento alle sue squadre che definisce molto speciali ovvero la famiglia e poi quelle che lei indica con le tre “S” scuola, scherma e scout. Infine, ma attualmente forse la più importante, la squadra della sua fondazione art4sport che si propone per la diffusione dello sport tra i bambini/ragazzi disabili.
Le squadre sono imprescindibili secondo lei in quanto sono quelle a cui possiamo chiedere aiuto nei momenti in cui non dobbiamo avere paura a dire “da solo non ce la faccio”.

Il concetto di paura viene analizzato molto attentamente e Vio ci ricorda di quanta ne ha avuta una volta uscita dall’ospedale senza braccia e senza gambe ma allo stesso tempo con molta fermezza ci indica la strada per trovare le nostre passioni e inseguire i nostri sogni e spiega come essere bravi a trasformare le nostre paure in adrenalina finalizzata a farci vincere le sfide senza dimenticare di divertirsi e, parole sue, “di essere scialli”.
Il concetto di trovare i nostri super eroi è molto collegato a come vincere le nostre paure infatti viene raccontato come il nostro supereroe è colui che ci aiuta avendo già superato gli stessi, o simili, problemi.
Dalle sue parole la definizione di supereroe: ”i supereroi sono persone come noi, che affrontano problemi come i nostri e sono la prova del fatto che una soluzione esiste sempre”.
Proprio partendo da questo concetto si nota il grande attaccamento di Bebe alla squadra di art4sport dove lei stessa spiega come all’interno di questa squadra siano tutti dei supereroi per qualcuno magari appena entrati a farne parte.
Come dichiarato all’inizio questo racconto voleva essere un viaggio insieme a coach Bebe e quindi non voglio rivelare altro del suo libro che vi consiglio vivamente di leggere. (non sono sponsorizzato da lei-ndr)

Concludo con quello che ritengo il suo consiglio più importante e fondamentale ovvero:  se ti dicono che è impossibile allora si può fare.
Qui gli aneddoti sono molti e viene anche affrontato il tema del fallimento che ovviamente viene descritto come un’esperienza positiva dalla quale possiamo cambiare e migliorare facendo tesoro degli errori commessi.
Ringrazio Bebe Vio per questo concetto perché questo è il mio impossibile…scrivere di lei e sperare che, in futuro, lei possa leggere questo breve articolo e possa sapere che a modo suo, con ironia mi è stata d’aiuto in un momento per me molto sfidante e di avermi ricordato che “quando qualcuno ci dice che è impossibile, mettendosi in gioco, non mollando, divertendosi possiamo dimostrare che possiamo farcela”

Mr.Rosso

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