L’Aria sul Viso

Photo by Markus Spiske on Unsplash

“Dopo che sono tornata a correre, fin dalle prime interviste ho dichiarato che era bello sentire di nuovo l’aria sul viso, il vento in faccia. È diverso dalla brezza che avverti quando stai fermo, perché lo provochi tu.”

Martina Caironi


Come per molti altri settori, soprattutto quando si parla di grandi eventi e notizie, non c’è nulla che oggi non sia documentato. Non un singolo istante viene dimenticato da obiettivi, telecamere, frequenze radio. Tutto viene fissato, e moltiplicato, rimbalzato in tutti gli angoli del globo.
Si ferma un momento che non è più tale, o almeno non del tutto: diventa qualcosa di universale, di condiviso, che si offre agli occhi di chi lo vede e lo immobilizza per l’eternità, snaturandone l’essenza più intima di frazione di un tempo che, per definizione, immobile non è.
Come immobile non è il gesto compiuto dall’atleta, in un determinato momento e luogo, con delle determinate sensazioni che noi, che quell’attimo lo fissiamo, non possiamo esperire. Possiamo ricordarlo, certo, ma non come lo ricorda il corpo stesso dello sportivo, che fa da custode e memoria di quell’istante, superando la tecnologia in un aspetto fondamentale: la componente umana.

Quando Martina Caironi vince i 100 metri T42 piani a Rio 2016, ci sono ovviamente telecamere e macchine fotografiche di tutto il mondo a immortalare la sua impresa. Televisioni, agenzie di stampa, freelance e fan che ne fissano il gesto su pellicola – a cui seguono, indubbiamente, numerose parole scritte e pronunciate che contribuiscono alla sua narrazione.
Eppure, tra tutti quegli obiettivi e telecamere, ce ne sono alcune di speciali: quelle di Simone Saponiero – un ex compagno delle medie di Martina, ora regista cinematografico, che ne sta seguendo l’avventura paralimpica con la sua troupe per un progetto molto specifico, ovvero il documentario sulla sua ex compagna di classe, l’Aria Sul Viso.

Realizzato dalla casa di produzione Oki Doki Film di Bergamo, l’Aria sul Viso è uscito nelle sale il 21 Febbraio 2018 con una circolazione limitata. Dopo la prima proiezione proprio nella città bergamasca, è stato a Milano e a Bologna e Roma, ed è disponibile alla proiezione sulla piattaforma Movieday, cliccando su “organizza una proiezione“.
Il genere del documentario ha permesso a Saponieri, complice anche un rapporto pre-esistente con Martina, di avvicinarsi alla sua storia senza troppi sensazionalismi o eccessiva retorica, riuscendo a trasmettere un certo senso del reale che non sia spersonalizzante. Ne tocca il vissuto sportivo e umano, quello di un’atleta olimpica, come molti di cui abbiamo già parlato e molti di cui parleremo ancora.
È anche un ottimo esempio, tanto per rimanere su un tema già affrontato, di sport in relazione con le arti visive, sia come contaminazione che come nuove forme espressive e produttive: è stato infatti realizzato con un investimento economico da parte della casa di produzione, a cui è stato affiancato un crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso.


Il titolo, Simone l’ha preso da una delle prime interviste rilasciate da Martina all’inizio della sua carriera di atleta, quando la protesi alla gamba non solo era diventata parte del suo quotidiano, ma anche la spinta motrice della sua straordinaria avventura al di fuori del suo primo amore sportivo, la pallavolo.
Una scelta di parole più che appropriata, dato che dell’aria, Martina ha fatto il suo elemento di riferimento e di sfida continua.

L’aria è l’elemento che vince quando, sulle piste di atletica, batte record su record, affermandosi sia sulle competizioni in piano che nel salto in lungo. È diventata presto la donna con protesi più veloce al mondo, arrivando all’oro sui 100 metri T42 a Rio 2016, come dicevamo, ma per la seconda volta – la prima è datata Londra 2012, appena cinque anni dopo l’incidente che le ha causato la perdita della gamba sinistra.
A Rio, dove è stata portabandiera per l’Italia, i capelli dalle punte blu al vento, ha vinto anche l’argento nel salto in lungo T42 – sfidando anche qui l’aria e librandosi sopra di essa come se nulla fosse.

L’aria sul viso. Una sensazione che Martina ha saputo ben descrivere in quella sua prima intervista, che ne racconta la leggerezza ma anche la strenua determinazione, e la componente umana di quel gesto che chi narra di sport, in qualsiasi forma, cerca di afferrare nella sua essenza più intima – e che per un soffio scivola sempre via.

Miss Verde

P.S.: nel raccogliere informazioni per questo articolo mi sono imbattuta in un’ottima intervista a Martina Caironi e Simone Saponieri. La trovate qui.

Autore: Micky

"A Most Peculiar Mademoiselle" TV Programming Assistant Hufflepuff Travelling Bookworm Musical Theatre Geek Vintage Football Nerd Occasional Writer on Goldmund Unbound and §Tristan

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