La remata della vita

Nei loro ultimi momenti insieme, Deb si preoccupava più che altro dell’organizzazione: la fune che doveva tenerla ancorata alla barca era collegata bene? Si sarebbe ricordata di mangiare nel modo giusto dopo aver remato a lungo? Avevano affrontato queste cose così tante volte che s’erano quasi dimenticate di dirsi: Ti amo.
(da A Death at Sea on the ‘Row of Life’)

dalla pagina FB Rowoflife

Angela Madsen è morta nel giugno di quest’anno, annegata da qualche parte in mare tra la California e le Hawaii, mentre tentava di traversare con Row of Life, la sua barca a remi, l’Oceano Pacifico, impresa finora non riuscita a nessuna donna, tanto più come lei diversamente abile.
Madsen aveva già traversato a remi l’Atlantico, dalle Canarie ad Antigua, insieme a Franck Festor, un francese senza una gamba: si erano soprannominati The Differents. Poi aveva capitanato un otto che in circa due mesi aveva regatato dall’Australia alle Isole Mauritius nell’Oceano Indiano, altra impresa senza precedenti. E in un quattro tutto femminile, contro un equipaggio maschile, vinto una sfida che prevedeva la circumnavigazione delle Isole Britanniche. Il Pacifico in solitaria era l’ulteriore grande sfida, peraltro in un momento in cui la pandemia si stava diffondendo con forza pure nella California, e lei pensava che sola in mezzo al mare sarebbe stata più sicura.

Angela Madsen, nel frattempo, ha gareggiato a tre Paralimpiadi. A Pechino 2008 nel canottaggio, suo sport preferito in cui vanta diversi titoli mondiali nel due di coppia. A Londra 2012 e Rio 2016 nell’atletica leggera (categoria F56), nel 2012 anche vincendo il bronzo nel getto del peso, di cui è stata primatista mondiale.
Risultati comunque notevoli, che sono peraltro solo un aspetto di una vita assolutamente straordinaria.

Nata nel 1960 in una cittadina dell’Ohio così ventosa che i primi abitanti, Shawnee, credevano fosse maledetta dal diavolo, Madsen alta 1,85 era una stella di pallavolo e basket all’high school, e sognava le Olimpiadi. Madre single adolescente, si vide per questo negare la borsa di studio per il college. Venendo da una famiglia di militari, decise di arruolarsi nei marines. Proprio durante un allenamento con la squadra di pallacanestro del reggimento subì l’incidente che, a causa di un’operazione chirurgica sbagliata, la costringerà in sedia a rotelle.
Tutto le andava male: venne congedata, la sua compagna la abbandonò (“Non son fatta per stare con una in carrozzella”) rubando i suoi soldi e la sua auto. La figlia Jennifer iniziava ad avere i problemi di dipendenze che l’avrebbero portata alla morte prematura. Lei finì a vivere da homeless, fuori dal Disneyland di Anaheim. “Il giorno in cui ho compiuto 34 anni”, scriverà nella autobiografia, “mi sono ritrovata a desiderare di non essere mai nata”.
Poco dopo, per un incidente, verrà sbalzata dalla sedia a rotelle sui binari del metrò di San Francisco, salvata all’ultimo istante da due sconosciuti. Quello sarà il momento in cui la sua vita, di nuovo, drammaticamente, cambierà. In meglio.

Debra Moeller ha lavorato per una vita nell’assistenza ai diversamente abili. Quando nel 2007 ha avuto difficoltà con una ragazza che non accettava la vita sulla sedia a rotelle, ha pensato di interessarla a un programma di cui aveva sentito parlare, basato sul canottaggio. Il programma era gestito da Angela Madsen. Nel vedere come Angela sapeva rifiutare l’idea che la disabilità fosse la fine dei sogni di una persona, e come sapeva convincerne gli altri, Debra si è innamorata. La risposta di Angela al suo corteggiamento è stata: prima lasciami attraversare l’Oceano, poi ci sposiamo.
Lo hanno fatto, un paio di Oceani e di Paralimpiadi dopo, nel 2013. Angela intanto continuava a realizzare i propri sogni fino all’ultimo, la traversata dell’Oceano Pacifico.

Qualunque sia il mio scopo nella vita, il mio corpo diversamente abile, guasto, pesto, sembra il mezzo che mi è concesso per raggiungerlo. Potessi tornare indietro e cambiare le cose, non lo farei. (Angela Madsen, 1960-2020)

 

Autore: Beppe Giuliano

Alessandrino, da bambino sognava di “scrivere di sport”. Autore di ‘Correndo a vuoto’ (Bookabook, 2019). Scrive storie di sport per 'La Stampa' (Piemonte) e in Lettera 32 su CorriereAL

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