“Cronaca di una guarigione impossibile”: diario fisico e spirituale di Alessio Tavecchio

Dal 16 al 25 agosto 1996 le corsie della piscina del Georgia Tech Aquatic Center furono percorse avanti e indietro, indietro e avanti, dai nuotatori paralimpici che partecipavano ai Giochi di Atlanta. A fare la voce grossa furono Germania, Gran Bretagna, Australia e Stati Uniti, con puntatine di Spagna, Olanda e Francia. L’Italia fu rappresentata sul podio soprattutto da Luca Pancalli, già plurimedagliato nelle edizioni precedenti, che in quei giorni si mise al collo due ori e tre argenti, in tre diversi stili, su tre diverse distanze. Archiviata la carriera nel nuoto, si diede poi all’avvocatura e occupò scrivanie sempre più prestigiose nello sport di casa nostra: oggi è da 15 anni a capo del Comitato paralimpico italiano e i tifosi di calcio lo ricorderanno perché nel 2006 succedette a Guido Rossi come Commissario straordinario della Figc.
Ma Pancalli non era l’unico nuotatore italiano ad Atlanta ’96. Nella delegazione azzurra c’era anche un atleta che come il più esperto campione era rimasto paraplegico in seguito a un incidente (Pancalli a cavallo, lui in moto). Si qualificò per la finale dei 100 metri rana, nella quale arrivò ultimo a mezzo minuto dal vincitore Pascal Pinard. Ma dopo una storia come la sua, e di tutti gli sportivi affetti da handicap che arrivano a competere ai massimi livelli, forse davvero il motto decoubertiano sull’importanza della partecipazione assume la sua piena valenza. Il nome di questo ragazzo lombardo è Alessio Tavecchio. E mentre nuotava, con il solo utilizzo di braccia e tronco, per completare quelle agognate vasche in 2 minuti e 11 secondi, molto probabilmente Alessio conversava con la sua Mara…

Facciamo un passo indietro. Per arrivare a nuotare in una piscina olimpionica al di là dell’oceano, Alessio Tavecchio ha intrapreso un percorso “a semiretta”: ha avuto un principio esatto, le 14.15 del 5 dicembre 1993 (due giorni prima del suo 23° compleanno) e continua senza fine, anche oggi che sta per compiere 50 anni e anche domani. Un percorso innescato da quella che lui arriverà a definire “una seconda nascita” seguita a quello che lui chiama “l’accadimento”. L’incidente. Quella maledetta caduta mentre si stava slacciando il casco alle porte del Parco di Monza e non vide una buca: midollo lesionato, sensibilità dal bacino in giù persa per sempre. O forse no…
Ecco, il libro di Alessio, scritto di suo pugno, parte da lì. Non proprio dall’incidente (di quello Alessio non ricorda nulla e ci torna poi a posteriori) ma dalla nitida esperienza ultraterrena che vive mentre il suo corpo lotta tra la vita e la morte: una ragazza sconosciuta e bellissima di nome Mara lo riaccompagna a casa dopo una serata di bagordi e lui vede la sua famiglia ammantata di una splendida luce. Dopo otto giorni di coma, il risveglio. È l’inizio di una riabilitazione irta di tappe: interventi, ricovero a Lione, poi vicino a Imola, fisioterapie, cure, ritorno a casa, maturazione nei rapporti con famiglia e amici, e naturalmente il nuoto.
E gli incontri con persone speciali. Come Gaia, che illumina le sue giornate e i suoi pensieri, con la quale conosce le difficoltà per un uomo nella sua condizione di allacciare rapporti sentimentali completi. O come padre Gallò, che lo guida nel processo di riacquisizione della salute “liberando” le sue energie. E poi la “presenza” di Mara, quella Mara, i cui messaggi scandiscono tutta la narrazione e ne costituiscono l’impalcatura…

Cronaca di una guarigione impossibile si intitola così perché è realmente una… cronaca precisa e accurata di tutto questo, nella quale il “ragazzo che nacque due volte” (titolo di un altro suo libro, più recente) annota nei minimi particolari tutti gli aspetti della propria esistenza a partire da quel 5 dicembre ’93: sia quelli fisici che quelli spirituali. Dalla dovizia di particolari sul suo stato fisico, sulle operazioni, sulla ricostruzione del suo volto, sulla situazione clinica, sulle sue sensazioni e relative evoluzioni, perfino sui più intimi dettagli fisiologici. Fino ai meandri delle sue riflessioni, alle altalene dei suoi stati d’animo, ai princìpi che va maturando e che desidera trasmettere. Un autentico diario che non trascura nessun aspetto. Finito di scrivere nell’autunno del 1995, sarà pubblicato nel 1998, quasi cinque anni dopo l’incidente, tre dopo la stesura e due dopo Atlanta, contestualmente alla fondazione della Onlus Alessio Tavecchio.
Cronaca di una guarigione impossibile si intitola così anche perché Alessio è convinto di guarire. O meglio, lui SA che un giorno tornerà a camminare. È questa la consapevolezza che si respira, al netto dei pareri medici, scorrendo le 225 pagine scritte di suo pugno. A parere di chi redige questa recensione, la chiave del libro è racchiusa qui: “Morire? Ma io sono già morto e sono anche tornato per scelta mia. Ho potuto scegliere questo e se l’ho scelto ci sarà un motivo. […] Se non avessi la forza di lottare e la costanza di lavorare psicologicamente per mantenere viva la convinzione di guarire, mi darei rassegnatamente per ‘fottuto’, perché indubbiamente lo sono, ma scelgo di credere nella possibilità di guarire e in questo voglio responsabilizzarmi”.
Lui ha SCELTO di vivere e lottare per guarire, mettendosi nella giusta condizione di spirito. L’incidente non è stato casuale, ma in qualche modo legato ai suoi errori, al suo voler “godere al massimo” che può avere conseguenze distruttive, ma lui ha accettato la missione di TORNARE IN VITA E DIFFONDERE anche tra gli altri lo spirito di una vita migliore.
Certo, delle posizioni che costringono il lettore più razionale a un esercizio non banale di “accoglimento” di alcune dinamiche persino esoteriche, contenute e affermate a gran voce nel racconto di Alessio. Si parla infatti non solo di rapporto con Dio e di considerazioni sulla sua esistenza all’interno di tutti noi. Ma anche di messaggi che giungono da una dimensione parallela, di “scrittura automatica”, di karma, di astrologia, di energie mentali superiori che “regolano” il corpo, di Metodo Silva mind control, di trattamenti complementari a quelli medici a base di infusi e strani macchinari e parziale sfiducia verso i verdetti dei dottori, di consapevolezze che resistono granitiche al di là di ciò che dice la “scienza ufficiale”…
Qualcosa di molto complesso da accettare con una totale “sospensione dell’incredulità”. Ma prescindendo da tutto questo, ciò che unisce ogni tipo di sensibilità nella lettura del libro è la grande lezione di Alessio Tavecchio: qualsiasi cosa ti capita, val sempre la pena vivere, perché si può dare senso e creatività all’esistenza in tutte le condizioni.
E noi idealmente lo accompagnamo nel suo… percorso semiretto.

Mister Giallo

P.S. Ringrazio il mio caro amico Tommaso Dragoni, per tutti Drago, per avermi fatto conoscere la vicenda di Alessio Tavecchio e avermi mostrato la sua copia di Cronaca di una guarigione impossibile con la seguente dedica dell’autore: “Segui sempre i tuoi sogni con gioia”.
Fin dall’anno successivo all’incidente Alessio tiene conferenze e incontri, nelle scuole e non solo.

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