Tra sport e spettacolo: le cerimonie olimpiche

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Photo by Nicolas Tissot on Unsplash

Il conto alla rovescia per Tokyo, come sappiamo, è stato dilatato fino all’estate 2021. Avrebbe dovuto concludersi proprio oggi 24 Luglio con uno dei rituali che da anni marcano le manifestazioni olimpiche – la cerimonia di apertura.
Purtroppo, il passaggio di testimone alla chiusura di Rio 2016 dovrà attendere, e Super Mario Bros dovrà correre ancora un po’ per arrivare nel paese del Sol Levante e consegnare la sfera per dare inizio alla XXXII Olimpiade.
Di cosa sto parlando? Del video di presentazione di Tokyo 2020, proiettato in chiusura di Rio, in cui apparivano note figure della cultura pop giapponese (Holly e Benji, Hello Kitty, Pac-Man, Doraemon), al termine del quale il primo ministro giapponese Shinzo Abe apparve al centro del Maracanà – dopo essersi trasformato in Super Mario Bros (o Super Abe Bros) per poter arrivare in tempo in Brasile. Tra le mani aveva proprio una sfera rossa,  simbolo del Giappone e della pace, che annunciava l’edizione del 2020.
Una scelta simpatica, figlia anche della recente storia delle cerimonie, che agli appassionati ha anche portato a chiedersi come mai nel video mancassero personaggi come Mimì Ayuhara di Mimì e la nazionale di pallavolo (nell’anime partecipò alle Olimpiadi del 1972) e Mila Hazuki, che in Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo sognava Seul 1988.
E di figure iconiche si può parlare anche per le edizioni precedenti: la stessa Rio fu annunciata a fine Londra 2012 nella cornice dell’Olympic Stadium, in una cerimonia chiamata “A Symphony of British Music” tra cui figuravano Ed Sheeran, i Queen, le Spice Girls e tanti altri. In un’apposita sezione “di passaggio” dedicata al Brasile, il testimone fu consegnato nelle mani di O’Rey Pelé, sotto lo sguardo della corona inglese rappresentata in quell’occasione da Henry, Duca di Sussex e Principe d’Inghilterra; dalla Duchessa di Cambridge nonché Principessa del Regno Unito Kate Middleton; e soprattutto dalla principessa reale Annamembro del Comitato Olimpico Internazionale, ex presidentessa della FEI e che partecipò proprio come amazzone a Montréal 1976.
A Sua Maestà toccò, invece, inaugurare i Giochi…e lo fece nel suo stile. Si rese infatti protagonista della XXX Olimpiade in un siparietto realizzato con il suo più fido alleato cinematografico, James Bond (in quell’occasione Daniel Craig). Per decisione artistica era previsto un cortometraggio (Happy and Glorious), che avrebbe visto il più famoso agente segreto del mondo recarsi a Buckingham Palace per scortare la Regina alla cerimonia di apertura…su cui si sarebbero lanciati con un paracadute!

[A questo proposito, una chicca: fu la leggenda dell’atletica britannica Sebastian Coe, Presidente del comitato organizzatore di Londra 2012, a risultare inaspettatamente fondamentale per la partecipazione della Regina al cortometraggio. L’idea iniziale era, per ovvi motivi, quella di chiedere ad un’attrice di impersonare la sovrana – magari Helen Mirren (The Queen, appunto). Discutendone con la principessa Anna, quest’ultima suggerì  di… chiederlo proprio all’interessata: ed Elisabetta II non solo accettò, ma chiese anche un ruolo parlato!]

Ovviamente non si lanciò davvero col paracadute (entrò con il Principe Filippo alla fine del cortometraggio, sancendo l’inizio ufficiale della cerimonia), ma il suo contributo ha senza dubbio giocato un ruolo non indifferente nell’ulteriore spettacolarizzazione delle cerimonie – insomma, come sempre Elisabetta II ha fatto scuola.
L’input giunto a Sebastian Coe per la sua partecipazione arrivò dal regista in carica, Danny Boyle (Trainspotting, Frankenstein, produzione del National Theatre), che studiò una cerimonia che rendesse, come da tradizione, omaggio alla cultura del Paese ospitante: la storia, dalla realtà rurale alla rivoluzione industriale, alle guerre mondiali, toccando la nascita del National Health Service, la letteratura (sopratutto per l’infanzia, con un tripudio di Mary Poppins che arrivarono dal cielo scacciando i personaggi cattivi) e la cultura televisiva, quella musicale e sportiva. Tra i tanti omaggi e presenze illustri possiamo citare i Duran Duran, J. K. Rowling, il regista e attore Kenneth Branagh, Rowan Atkinson (Mr. Bean), la London Symphony Orchestra, gli Arctic Monkeys, e Sir Paul McCartney in chiusura. Tra loro anche David Beckham, ripreso al comando di un motoscafo che trasportava una tedofora all’Olympic Stadium – perché ovviamente non potevano mancare la sfilata delle delegazioni, l’inno, il giuramento, l’ingresso della fiaccola e l’accensione del braciere olimpico.

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Photo by Jordon Conner on Unsplash

Ma cosa ci dicono tutti questi elementi?
Senza dubbio ci raccontano come le cerimonie di apertura e di chiusura, sia per i Giochi Olimpici che Paralimpici, siano delle parti integranti delle manifestazioni e l’esempio più immediato del legame tra sport e discipline artistiche – che si presenta sotto molti più aspetti di quanto si possa pensare ed è da considerarsi estremamente intricato e complesso.
Come abbiamo visto, le cerimonie si strutturano su alcuni capisaldi: cultura e società della realtà ospitante, valori dello sport, tematiche sociali, la sfilata delle nazioni, l’arrivo della fiaccola e l’accensione del braciere.
Attorno ad essi si sviluppa la linea artistica, affidata a professionisti del settore organizzati in una gerarchia creativa, produttiva ed esecutiva fitta come i rami di un folto albero – e proprio come avviene nelle realtà che si occupano di produzione di spettacolo, dalla più piccola alla più grande, dal teatro alle esposizioni d’arte.

Per darvi un’idea, con i creativi si intendono figure come i registi (teatrali, video ecc.), gli sceneggiatori, i costume designer e i make-up artist, compositori e curatori musicali, sound designer, coreografi (e tutti i loro assistenti, ovviamente), a cui va associato il mondo complesso del cast artistico: attori, cantanti, musicisti, ballerini, figuranti, acrobati e performer specializzati. Attorno si colloca il personale tecnico (backliners, tecnici del suono e del video, fonici e microfonisti, operatori, truccatori, i responsabili degli spettacoli pirotecnici, solo per citarne alcuni) e l’insieme di laboratori che forniscono il materiale e lo lavorano (es.: i service audio/video e i laboratori scenografici).
E poi, a tenere le redini di tutto questo, è importante ricordarsi dell’ufficio produttivo/organizzativo, le cui competenze includono aspetti contrattuali, logistici, legali e amministrativi (come budget, diritti, royalties, permessi, assicurazioni, tracciabilità e pagamenti), della comunicazione (ad esempio nella sezione della grafica), dei rapporti con la stampa e le televisioni, con gli sponsor e i promoter. Tra gli incarichi figurano anche la sicurezza in ogni sua sfaccettatura (dagli ingressi autorizzati a quella sul lavoro), il rispetto delle norme internazionali in tema di certificazioni di idoneità, i rapporti con sindacati, manager, gli enti istituzionali e il Comitato Olimpico.
[Un cenno doveroso va, anche, ai numerosi volontari che con la loro partecipazione appassionata sono parte integrante dell’organico.]
Data la complessità del tema dimentico sicuramente qualcosa, ma non è da sottovalutare il ruolo di questo enorme e strutturato ufficio, che nell’universo della gestione degli eventi si ritrova ad interfacciarsi con veri e propri artigiani e artisti dell’intrattenimento a livello internazionale – con tutte le specificità del caso. Una realtà, ci tengo a dirlo, che ha bisogno di essere tutelata e richiede altrettanta professionalità nella gestione.

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Photo by Pablo Heimplatz on Unsplash

Parliamo comunque di un lavoro svolto in completa sinergia tra le parti, secondo una linea guida stabilita del comitato artistico e dalla visione dei creativi – che lavorano, ovviamente, su input specifici. Con Boyle e lo sceneggiatore Frank Cottrell Boyce ad esempio il tema fu Le isole della meraviglia (Isles of Wonder), con rimandi a Shakespeare (La Tempesta), ma anche a Pandaemonium di Humphrey Jennings (sulla rivoluzione industriale), e concentratosi sulla visione che il mondo ha del Regno Unito e il ruolo che esso ricopre nella mappa mondiale.
Se vogliamo poi parlare di numeri, per avere un’idea del business attorno alle cerimonie, Londra ebbe un budget di 27 milioni di sterline, quasi la metà della più grande cerimonia dei tempi moderni, ovvero Pechino 2008 (che costò 65 milioni di sterline, quindi circa 71 in euro), il cui comitato organizzativo chiamò a consulenza, tra l’altro, niente poco di meno che Steven Spielberg. Il pluripremiato regista americano rifiutò come atto di protesta verso la politica tenuta dal governo cinese con il suo alleato Sudan nei confronti del Darfur.

Questo ci ricorda che i Giochi hanno comunque una connessione con la società e il momento storico in cui si svolgono, anche nelle cerimonie. Se Sydney 2000 celebrò l’integrazione sociale e la tolleranza, Rio si soffermò sulla distruzione della foresta amazzonica come simbolo del cambiamento climatico. A Tokyo sarà quindi inevitabile menzionare il grande stravolgimento portato dal COVID-19.
Uno stravolgimento che impatterà sul contenuto di una cerimonia ormai “quasi pronta” e che dovrà parzialmente essere reinventata.

Così sostiene anche Marco Balich, presidente della Balich Worldwide Shows, società di produzione in carica per le cerimonie di Tokyo, già precedentemente presente a Rio e alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 – nonché ad altri eventi tra cui figurano Expo 2015, le Universiadi, i Giochi Panamericani e Parapanamericani di Lima 2019 e responsabile, anche, per le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026.
Un’eccellenza produttiva italiana accostata alla direzione artistica di Tokyo 2020, costituita da:
Mansai Nomura, attore del teatro tradizionale giapponese kyogen, in carico della Direzione artistica per tutte e quattro le cerimonie e che dovrà supervisionare la perfetta resa del tema generale in ognuna di esse. Conosciuto all’estero, è attivo sia a livello teatrale che cinematografico anche come produttore;
Akashi Yamazaki, pluripremiato regista scelto come Direttore Creativo ed Esecutivo per le cerimonie dei Giochi Olimpici;
Hiroshi Sasaki, Direttore Creativo di quella di chiusura a Rio, ricoprirà lo stesso ruolo di Yamazaki per le Paralimpiadi.

Oggi 24 Luglio 2020 manca meno di un anno alla cerimonia di apertura della XXXII Olimpiade – che si prospetta essere una fusione senza precedenti di tradizione, cultura nipponica colta e pop (pare che sarà presente anche un Gundam 0079), società, storia e spettacolo.
Fa’ presto, Super Mario.
Ne vedremo delle belle.

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Photo by Bruce Tang on Unsplash

Extra
E ricordate: anche le Olimpiadi e lo sport sono fonte di ispirazione artistica. Lo sa bene Robert Wilson, genio teatrale del XX secolo (tra i suoi lavori Einstein on the Beach, 1976; Hamletmachine, 1986, rimesso in scena al 60° Festival dei Due Mondi di Spoleto; Krapp’s Last Tape, 2009; Odyssey, 2013, che andò in scena anche al Piccolo Teatro di Milano; Letter To A Man, 2015; Le trouvère, in scena al Teatro Regio di Parma, 2018), che si dedicò alla realizzazione di una performance ispirata alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984 – CIVIL warS: A Tree Is Best Measured When It Is Down, mai portata a termine per mancanza di fondi.
Basata su un testo di Wilson ispirato alla Guerra Civile Americana, l’opera in totale sarebbe dovuta durare 12 ore ed essere divisa in 6 parti. Ogni parte sarebbe stata composta musicalmente da un compositore diverso e avrebbe debuttato in un luogo differente del pianeta, per poi fondersi in un’unica performance che si sarebbe tenuta durante i Giochi, di cui avrebbe rappresentato gli ideali internazionali.
Fu completata solo parzialmente, e le uniche parti messe in scena furono quelle di Rotterdam (1983), Colonia, Roma e Minneapolis (rispettivamente Gennaio, Marzo e Aprile 1984), mentre quelle di Marsiglia e Tokyo furono realizzate nella formula del workshop.
Nonostante fosse incompleta, CIVIL warS nel 1986 fu uno dei titoli candidati nella sezione teatrale del Premio Pulitzer, poi non assegnato.

P.S.: qui di seguito trovate le recenti interviste a Marco Balich per “Frontiere” – RAI 1 e “Ogni cosa è illuminata” – RAI 3
P.P.S.: ho avuto modo di parlare brevemente, in due articoli, del rapporto tra sport e discipline artistiche sul blog Goldmund Unbound. Se avete piacere di approfondire, ecco la parte 1 e la parte 2.
P.P.P.S.: la mia cerimonia preferita? Please.

Miss Verde

Autore: Micky

"A Most Peculiar Mademoiselle" TV Programming Assistant Hufflepuff Travelling Bookworm Musical Theatre Geek Vintage Football Nerd Occasional Writer on Goldmund Unbound and §Tristan

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