Piero e Raimondo, i “fratelli invincibili” dell’equitazione

Piero_and_Raimondo_D'Inzeo_with_Antonio_GutierrezI dualismi nello sport, che si parli di atleti complementari o, ancora meglio, di acerrimi rivali, hanno da sempre affascinato il grande pubblico, così come gli addetti ai lavori. Fausto Coppi e Gino Bartali, Leo Messi e Cristiano Ronaldo, Larry Bird e Magic Johnson: quando si tratta di rivali – o, come molto spesso capita, solo di presunti tali – la stampa si infiamma e i tifosi si schierano, difendendo a spada tratta il loro campione a discapito del nemico.
Ma anche il legame che, a volte, si crea tra due atleti può emozionare gli spettatori e dare il via a storie che rimangono impresse nella memoria collettiva.
Uno dei dualismi più celebri nello scenario olimpico italiano è quello dei fratelli D’Inzeo, conosciuti come “i fratelli invincibili” (nella foto a sinistra, i fratelli Piero e Raimondo insieme ad Antonio Gutierrez in Piazza di Siena, a Roma, nel 1960).
Ci provarono a mettere Piero e Raimondo uno contro l’altro, con le rispettive tifoserie che non potevano sopportare il presunto rivale, ma mai ci riuscirono. Il confronto per i due rimase solo uno stimolo per migliorarsi, e i due fratelli, che spesero più di mezzo secolo a cavallo, continuarono a stare seduti uno accanto all’altro durante le gare, guardando i loro avversari in silenzio, ma condividendo la stessa tensione.
«Raimondo era il più bravo di tutti», diceva Piero «ma sono certo che lui pensi lo stesso di me». «Piero? Il migliore: nessuno sarà mai a cavallo come lui», ribatteva Raimondo senza pensarci (1).

I fratelli D’Inzeo segnarono la loro epoca, tanto che pare che la regina Elisabetta II in persona li nomini spesso, ricordandoli con ammirazione.
Furono due carriere lunghissime quelle di Piero e Raimondo, che presero parte a otto Olimpiadi, dall’edizione del 1948 di Londra a quella del 1976 di Montréal – meglio finora hanno fatto solo il cavaliere canadese Ian Millar, con dieci partecipazioni, il velista austriaco Hubert Raudaschl e il tiratore Afanasijs Kuzmins, che ha partecipato prima per l’Unione Sovietica e poi per la Lettonia, entrambi con nove Olimpiadi all’attivo.
La passione per i cavalli i due fratelli la ereditarono dal padre, Costante, che, dopo aver combattuto nella grande guerra, aprì una scuola di equitazione, la Società Ippica Romana, nella capitale.
Costante si mise a studiare le tecniche dei più famosi fantini, in particolare Caprilli, per poi svilupparne una sua, con cui portava il cavallo di fronte all’ostacolo per lasciarlo libero di saltare. I cavalli di Costante divennero in breve tempo richiestissimi in tutto il mondo. Papà D’Inzeo poté così concentrarsi sulla formazione del perfetto cavaliere. La sua attenzione si focalizzò sui due figli, che vennero messi in sella non appena impararono a camminare. Con Piero, classe 1923, dal carattere più docile e obbediente, fu facile, mentre con Raimondo, di due anni più giovane del fratello, inizialmente spaventato e piagnucolante, Costante dovette impegnarsi non poco.
Anche quando Raimondo iniziò a distinguersi grazie al talento fuori dal comune, Piero rimase indubbiamente il preferito dal padre, che del primo figlio lodava la tecnica impeccabile e l’umiltà nell’accettare i consigli, mentre Raimondo tendeva a fare di testa propria e, diceva Costante, non aveva stile – negli anni successivi, molti iniziarono a giudicare invece Raimondo migliore di Piero, definendo il più giovane un vero fuoriclasse.
Sia Piero che Raimondo iniziarono a gareggiare in diversi concorsi già in giovane età, spesso da avversari, litigando continuamente tra loro – una volta arrivarono addirittura a esporre un reclamo uno contro l’altro.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale cambiò però le carte in tavola: entrambi mandati in Accademia, Piero a Modena e Raimondo – che in seguito entrò a far parte dell’Arma dei Carabinieri – a Lecce, i fratelli soffrirono per la separazione e, da quel momento, smisero di contrastarsi, creando quello stretto legame che li caratterizzò per il resto delle loro vite.

Gli sforzi di Costante furono ripagati dalle numerose medaglie che Piero e Raimondo vinsero negli anni successivi: complessivamente, due ori, quattro argenti e sette bronzi alle Olimpiadi, due ori, un argento e un bronzo ai Mondiali e un oro, due argenti e due bronzi agli Europei.
Dinzeo_Roma_1960L’apogeo i due fratelli lo raggiunsero nell’Olimpiade di Roma del 1960, il 7 settembre, con la gara di salto ostacoli individuale. In Piazza di Siena, infatti, Raimondo, in sella a Posillipo (nella foto a sinistra), si aggiudicò la medaglia d’oro con sole 12 penalità e Piero, col cavallo The Rock (nella foto a destra), conquistò l’argento con 16 penalità, dopo una gara tutt’altro che facile. Piero_d'inzeo_su_the_rockRaimondo costruì il proprio successo nella prima manche, grazie a un percorso praticamente perfetto, mentre la seconda manche fu caratterizzata da diversi errori, commessi sia dai D’Inzeo stessi, sia dai loro avversari.
Quattro giorni dopo si tenne anche la competizione di salto ostacoli a squadre, dove però Piero e Raimondo – insieme ad Antonio Oppes, con il cavallo The Scholar – non riuscirono a riconfermare il primato italiano nell’equitazione. Nonostante Raimondo fece registrare il migliore punteggio individuale tra gli atleti, con sole 8 penalità – facendo quindi addirittura meglio rispetto alla gara del 7 settembre – Piero e Antonio commisero una serie di errori – con, rispettivamente, 32 e 40,5 penalità – che portarono la squadra italiana a salire il terzo gradino del podio, dietro Germania e Stati Uniti.

Nonostante i fratelli D’Inzeo vengano ricordati in particolare per l’Olimpiade di Roma, sia Piero che Raimondo si erano già distinti nella precedente edizione di Melbourne – in realtà le gare di equitazione di quell’Olimpiade si tennero a Stoccolma, poiché l’Australia imponeva ai cavalli una quarantena troppo lunga, se importati da altri paesi. In Svezia, nella gara di salto ostacoli individuale, Raimondo, insieme al cavallo Merano, si aggiudicò la medaglia d’argento, mentre Piero, in sella a Uruguay, vinse il bronzo. Nel salto ostacoli a squadre, invece, i due fratelli, in squadra con Salvatore Oppes – fratello maggiore di Antonio – e il cavallo Pagoro, conquistarono la medaglia d’argento.
Nei successivi Giochi di Tokyo del 1964 e di Monaco del 1972, Piero e Raimondo si aggiudicarono invece la medaglia di bronzo nella competizione del salto ostacoli a squadre – Piero in sella a Sunbeam nel ‘64 e insieme a Easter Light nel ‘72, Raimondo ancora in sella a Posillipo a Tokyo e insieme a Fiorello II a Monaco. In Giappone, i fratelli gareggiarono in squadra con Graziano Mancinelli, in sella a Roxette. Mancinelli, con il cavallo Ambassador, fece parte del team azzurro anche nell’Olimpiade tedesca – in quell’edizione, Mancinelli vinse l’oro nel salto ostacoli individuale – e a Vittorio Orlandi, insieme a Fulmer Feather duster, in Germania.
Il bronzo a squadre del 1972 rimane ancora l’ultima medaglia olimpica vinta dall’Italia nell’equitazione.

Il 25 marzo 2010, un commosso Piero ricevette la Croce d’oro al merito dell’Esercito con la seguente motivazione: “Ufficiale di cavalleria dalle straordinarie capacità tecniche e agonistiche, ha scritto alcune fra le pagine più gloriose dell’equitazione italiana di tutti i tempi. Personalità sportiva di valore assoluto, grazie alle preclare doti di uomo e soldato, ha conseguito risultati di eccellenza nelle varie competizioni nazionali ed internazionali a cui ha partecipato. Fulgido esempio di indiscusse ed eccezionali doti agonistiche, umane e professionali, con i suoi innumerevoli successi ha onorato lo Sport italiano, esaltando il prestigio all’immagine della cavalleria e dell’Esercito nel mondo”. Italia e all’estero, 1948 – 1976 (2).
Nel maggio del 2015, fu dedicata una targa sulla Walk of Fame dello sport italiano di Roma a entrambi i fratelli, scomparsi pochi anni prima, a meno di tre mesi di distanza l’uno dall’altro – Raimondo nel novembre del 2013, Piero nel febbraio del 2014; «non si lascia così all’improvviso il compagno di tutta una vita. Se vedo un cavallo che mi piace, a chi lo racconto? Sei riuscito a battermi ancora e non lo dovevi fare perché toccava prima a me; e lo sapevi», disse Piero nella camera ardente del fratello, rimproverandolo di essere arrivato, ancora una volta, davanti a lui (1).

1. storiedisport.it
2. quirinale.it

Miss Blu

 

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