Satira olimpica di un vignettista antifascista

In redazione (1913) e al confino (1940)

Spogliati della libertà, della dignità, della stessa patria, e talvolta della stessa vita. Questa era la sorte di chi, nell’Italia del Ventennio, osava opporsi apertamente al Fascismo. Cognomi come Matteotti, Minzoni, Rosselli, Salvemini, Gramsci, Amendola, Pertini, Gobetti, Cervi… sono rimasti nella memoria storica del nostro Paese, grazie anche alla toponomastica e all’intitolazione di scuole e quant’altro. Per ricordarci cos’è una dittatura e ricordare chi ha lottato contro un male superiore.
A cotanti cognomi, qui su ‘5 Cerchi Quante Storie’ vogliamo aggiungerne un altro: SCALARINI

Giuseppe Scalarini era il vignettista satirico dell’Avanti. E la ragione della sua persecuzione da parte del regime di Mussolini (che fino alla Grande Guerra era stato persino direttore del quotidiano socialista, prima di tradire ogni ideale pacifista e fondare il Popolo d’Italia) risiede tutta nel suo lavoro. Crudo, diretto, graffiante, un’incessante martellata di dolorosa verità contro le ingiustizie di quel tempo. Che in fondo, sono le ingiustizie di ogni tempo.
Faceva caricature del capitalismo e dei padroni – signori dell’economia, della politica e della guerra – ponendo drammaticamente in evidenza, spesso con immagini molto forti, la condizione del popolo vessato.
La sua firma era una scala stilizzata, seguita dalla scritta rini.
Quegli strali decennali, quella continua denuncia sociale a colpi di china, negli anni Venti scaraventarono Scalarini nel ventre della macchina fascista. Già nel 1920 gli venne somministrato a forza l’olio di ricino. Nel 1926 le camicie nere lo “andarono a trovare” a casa sfondando la porta, mandandolo in ospedale con la mandibola rotta.
Successivamente, il carcere a San Vittore. E poi il confino. O meglio, i confini: Ustica e Lampedusa prima, l’Abruzzo poi, con intermezzi di “libertà vigilata” a Milano.
La “libertà completa” sarebbe arrivata con la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma ebbe poco tempo per godersela. Morì nel 1948, un mese prima di compiere 76 anni, sfinito dalla vita e da alcuni lutti familiari.
Ora vi chiederete: cosa c’entra Giuseppe Scalarini con le Olimpiadi?
In occasione dei Giochi di Stoccolma 1912 e Anversa 1920 il vignettista lombardo realizzò dei disegni prendendo spunto dalle discipline olimpiche dell’epoca. Quelle opere furono pubblicate sull’Avanti e noi qui ve le ripresentiamo un secolo dopo, corredate da qualche riga di didascalica spiegazione.

STOCCOLMA 1912






Truce riferimento a un episodio della campagna di Libia. In seguito a una strage di bersaglieri da parte dei locali (turchi e arabi) gli italiani per rappresaglia fecero un’impiccagione di massa in Piazza del Pane a Tripoli.

Polemica contro il quotidiano (oggi non più esistente) Il Secolo, “reo” di non prendere una posizione netta tra guerra e pace.

Denuncia delle enormi spese sostenute dall’Italia per l’attacco della Regia Marina ai pozzi di Bu Meliana, che portò alla presa di Tripoli.

Tripla frecciata. Ai guerrafondai; a coloro che fornivano beni di prima necessità durante la guerra, ben poco limpidi nei loro affari; al ceto dei “mercanti” (Pantalone) che si arricchisce con la guerra

Contestazione della sentenza di non luogo a procedere nei confronti del capitano di vascello Gaspare Albenga, uno “Schettino ante litteram” che aveva guidato la nave San Giorgio a incagliarsi davanti all’isola napoletana della Gaiola.

Attacco diretto ai giornalisti che incoraggiavano le imprese belliche.

ANVERSA 1920

Vivida immagine del proletariato italiano gravato da un’enorme tassazione.

Atto d’accusa contro i nazionalisti responsabili dell’incendio della sede dell’Avanti!

Caricatura esplicita delle forze di polizia nemiche degli ideali socialisti.

Raffigurazione… allegorica del caroviveri, sempre più alto.

Chiudiamo da dove abbiamo cominciato: il tiro alla fune. La vittima stavolta è l’operaio, strangolato nella morsa degli industriali.

Oggi la memoria di Giuseppe Scalarini, e della sua feroce e appassionata attività, è portata avanti dai suoi eredi. A partire dal nipote Nando Levi, che ringraziamo per averci fornito queste vignette. Il signor Nando, insieme alla moglie Ines, i figli Marco e Noela e il genero Antonio lavorano attivamente per far conoscere l’opera del loro avo. Un avo che merita tutto il lustro e la fama di chi ha combattuto le ingiustizie con le armi a propria disposizione.
E noi siamo felici di contribuire alla causa.

Mister Giallo

2 pensieri riguardo “Satira olimpica di un vignettista antifascista”

  1. Analisi interessante di ogni vignetta!!! Ha colto messaggi non sempre percepibili a prima vista! Articolo molto bello, grazie infinite al giornalista che mi ha permesso di capire a fondo i messaggi di Scalarini

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    1. Cara Manuela, ti ringrazio molto. Le analisi sono state frutto di confronto diretto con gli eredi di Scalarini. È stato un vero piacere scoprire la sua opera e illustrarla!

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