Quando l’arte gareggiava alle Olimpiadi

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Il Discoforo di Policleto, esposto al Museo del Louvre di Parigi.

Olimpiadi e arte hanno formato fin dalle origini dei giochi antichi un binomio inscindibile. Nonostante a Olimpia non ci fossero vere e proprie competizioni artistiche – anche se in un secondo momento vennero aggiunte delle gare per araldi e trombettieri, ispirandosi alle competizioni musicali che già si tenevano durante altri giochi panellenici – i maggiori rappresentati delle arti più varie si riunivano nella città greca durante i Giochi per farsi conoscere e acquistare notorietà.
Alcuni artisti ebbero comunque modo di partecipare, in un certo senso, alla manifestazione, per esempio declamando i propri versi durante le premiazioni degli atleti. Olimpia divenne inoltre una sorta di museo a cielo aperto, dato che i campioni olimpici avevano il diritto di farsi erigere una statua.

Diversa è stata invece la storia delle Olimpiadi moderne. De Coubertin aveva infatti l’obiettivo di “unire di nuovo, con i legami di un legittimo matrimonio, due antichi divorziati: il Muscolo e la Mente” (1), e così effettivamente avvenne a partire dai Giochi di Stoccolma del 1912 – il Comitato Olimpico mirava ad attirare l’interesse di più persone possibile. La capitale svedese vide così il debutto del cosiddetto “Pentathlon delle Muse”, durante il quale, proprio come avveniva nelle competizioni sportive, si sfidavano per l’oro pittori, scultori, architetti, scrittori e musicisti.
Gli artisti potevano partecipare alle Olimpiadi presentando opere originali legate a tematiche sportive.

Le competizioni artistiche olimpiche si tennero fino al 1948.
Al contrario di quel che sempre accade nelle gare sportive, in quelle artistiche diverse volte la giuria decise di non assegnare la medaglia d’oro a causa della qualità, ritenuta non adeguata, delle opere proposte.
L’Italia si trova al secondo posto del particolare medagliere del Pentathlon delle Muse – dopo la Germania, che ha sette ori, sette argenti e nove bronzi – con cinque ori, sette argenti e due bronzi.

Qualcuno riuscì anche nell’impresa di vincere una medaglia sia come atleta sia come artista: lo scultore e tiratore a segno statunitense Walter Winans e il nuotatore e architetto ungherese Alfred Hajos.
Winans prese parte ai Giochi di Londra del 1908 e a quelli di Stoccolma del 1912. Nel tiro a segno vinse l’oro in Gran Bretagna e l’argento in Svezia, dove si aggiudicò anche l’oro con la sua scultura “An American Trotter”.
Hajos invece – che, per non farsi mancare nulla, praticava anche atletica leggera e calcio – vinse due ori – nello stesso giorno – alle Olimpiadi di Atene del 1896. Nei Giochi del 1924 a Parigi fu poi premiato con la medaglia di argento in architettura per il progetto di uno stadio – la medaglia d’oro in questa competizione non fu assegnata.

1. arte.it

Miss Blu

 

1 commento su “Quando l’arte gareggiava alle Olimpiadi”

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