Olimpionici per l’arte

La fondazione nasce grazie a Al Oerter, uno che nonostante problemi fisici di rilievo (“gli trovano il difetto al cuore da adolescente, e la sua magnifica moglie Cathy me l’ha detto, non sapremo mai se Al ha vissuto fino a settant’anni, nonostante la malattia, grazie allo sport, o se lo sport ha accelerato la sua morte prematura”) per quattro (!) Olimpiadi di fila si presenta, lancia il disco più lontano di tutti, vince l’oro. Oerter si ritira dopo Messico 1968, inizia a dipingere, è sua l’idea da cui nasce ‘Art of the Olympians’.
Sessanta campioni, sessanta artisti, un’italiana: Emanuela Pierantozzi.
Argento a Barcellona 1992, bronzo a Sydney 2000 e insieme due mondiali, due europei, sei campionati italiani, tantissime vittorie sul tatami del judo, una vittoria di prestigio per la scultrice, che partecipa al concorso per il monumento a Marco Pantani e tra più di settanta artisti scelgono lei. Una esposizione in Florida, nella prestigiosa sede di “AOTO” a Fort Myers si ammirano le sue opere. Una fondazione – dove stanno altri fuoriclasse, da Bob Beamon a Shane Gould a Peggy Fleming – che dopo un avvio brillante anche per la morte di Oerter si trova in una fase di impasse, allora un’altra sfida (Emanuela è una donna di sfide, una che lavora per portare il cambiamento) e la ‘Al Oerter Foundation’ dove siede nel board, è lei a rappresentare tutti gli atleti (“eh, sì, mi fa un certo effetto scambiarmi mail dove tra i destinatari ci sono Beamon, Bubka, Fosbury…”), un’altra iniziativa dove la missione è legare sport e arte all’educazione.

“Life begins with a blank canvas. We encourage individuals to live life in full color” – La vita inizia con una tela vuota, incoraggiamo gli individui a viverla piena di colori.

L’intervista a Emanuela Pierantozzi

Autore: Beppe Giuliano

Alessandrino, da bambino sognava di “scrivere di sport”. Autore di ‘Correndo a vuoto’ (Bookabook, 2019). Scrive storie di sport per 'La Stampa' (Piemonte) e in Lettera 32 su CorriereAL

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