Lo stilista a ostacoli

Ottavio Missoni da atleta e da stilista

4 gennaio 2013. Arcipelago di Los Roques, Venezuela. Un piccolo aereo bimotore si inabissa nelle acque coralline del Mar dei Caraibi. Non è il primo a precipitare, da quelle parti. Perdono la vita tutte le sei persone a bordo: i piloti venezuelani e i passeggeri italiani. Tra questi* un dirigente d’azienda cinquantottenne che di nome fa Vittorio.
La tragedia getta nello sconforto familiari e amici in Italia. Tra questi, un anziano imprenditore originario della Dalmazia, nato in un’epoca in cui istriani, fiumani e dalmati erano italiani a tutti gli effetti (e oggi quasi ci si stupisce a ricordarlo), che incassa la notizia e resiste solo pochi mesi. Giusto il tempo di compiere 92 anni, celebrare il sessantesimo anniversario con la sua signora, e spegnersi – serenamente, come sarà subito comunicato – nella sua villa di Sumirago, nel varesotto. Quel signore è il papà di Vittorio, e di nome fa Ottavio.
Il cognome di Vittorio e Ottavio, scomparsi a pochi mesi di distanza nell’innaturale ordine di un padre che sopravvive al figlio, è MISSONI

Tutti conoscerete la casa di moda, fondata nel 1953. I colori sgargianti e arditamente alternati, le trame vivaci, il patchwork, gli happening… Ciò che non tutti sanno è che prima di creare la Missoni, Ottavio Missoni era un signor atleta! Fu campione italiano sia nei 400 metri piani, sia nei 400 a ostacoli, che nella staffetta 4×400. In mezzo, la Seconda Guerra Mondiale, trascorsa in buona parte come prigioniero degli Alleati dopo El Alamein. E poco dopo, la partecipazione all’Olimpiade di Londra 1948.

Nella capitale britannica Missoni si qualifica per le finali dei 400 ostacoli e della staffetta 4×400. Un risultato che pochi atleti al mondo possono vantare. Purtroppo le finali non vanno bene: nei 400 ostacoli finisce ultimo (sesto su sei) e la staffetta non fa in tempo a correrla poiché il primo frazionista Gianni Rocca cade vittima di un infortunio muscolare nei cento metri iniziali. Ma quando appena due anni prima sei tornato stremato dalla prigionia egiziana, forse non è solo retorica affermare che l’importante è esserci in quel glorioso stadio chiamato Wembley.
Ad ogni modo, è a partire da quel ’48 che nella vita di Missoni si incrociano sport e moda. Poco prima dei Giochi londinesi ha costituito una società col suo amico e allenatore (era infatti il ct della Nazionale di atletica) Giorgio Oberweger, bronzo nel lancio del disco a Berlino ’36, e con Livio Fabiani, cugino di Oberweger e giocatore di pallacanestro. Insieme, i tre sportivi con la passione per il vestiario hanno messo su a Trieste il maglificio Venjulia, che proprio da Londra inizia a vestire gli atleti olimpici azzurri, e lo farà per molti anni ancora.
Esatto, Missoni andò a Londra con la tuta da lui stesso inventata.

Nel ’53 però Missoni si mette in proprio. Si ritira dall’attività sportiva agonistica, sposa Rosita Jelmini (conosciuta – pensate – proprio all’Olimpiade londinese) e si stabilisce con lei in Lombardia, dove la famiglia Jelmini possiede una fabbrica tessile. A Gallarate i due sposini avviano la Missoni, e il resto è storia.

Ma il richiamo dello sport sarebbe rimasto sempre irresistibile per Ottavio Missoni, che a partire dagli anni Settanta rientra nel mondo dell’atletica nelle categorie Master. Tra salto in alto e lanci vari, si laurea campione nazionale plurime volte, e persino campione europeo nel giavellotto over 85. Chiude la carriera sportiva nel 2010, vincendo gli ultimi titoli italiani, nel peso e nel giavellotto over 90.
Fino a chiudere, in quel nefasto 2013, la sua parabola di vita – una vita “a zigzag” suoi suoi inconfondibili tessuti, ma decisamente “dritto per dritto” nello sport.

* Oltre ai due piloti e a Vittorio Missoni, morirono Maurizia Castiglioni (moglie di Missoni), Guido Foresti ed Elda Scalvenzi (marito e moglie, amici dei coniugi Missoni, in vacanza insieme a loro)

PS: la spedizione azzurra dell’atletica a Londra ’48 si… consolò grazie alla doppietta oro-argento di Tosi e Consolini sul podio del lancio del disco, proprio la disciplina cara al ct Oberweger.

Mister Giallo

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