“Inconcepibile!” – Bob Anderson, un olimpionico ad Hollywood

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Photo by Ricardo Cruz on Unsplash

“You seem a decent fellow. I hate to kill you.”
“You seem a decent fellow. I hate to die.”

Sport e discipline artistiche hanno da sempre accompagnato l’uomo nel corso della sua lunghissima storia. Per quanto ritenute distanti, se non estranee, sono entrambe delle forme espressive di cui l’umanità si è avvalsa per esprimersi nella propria complessità, mettersi alla prova, vincere la morte e mettere in contatto i singoli individui tra loro, creando legami e canali di comunicazione all’interno di una comunità fatta di differenze, eppure anche di similitudini.
Lo hanno fatto percorrendo binari paralleli, contrastandosi, toccandosi e addirittura mescolandosi in molteplici forme e nelle voci di molti, avvicinandosi a tal punto da rendersi conto che, in realtà, tanto diverse tra loro non sono. E se lo sport non esclude l’arte, l’arte non esclude lo sport. Anzi: proprio la fusione di entrambe ha portato e continua a portare a bellissimi risultati – altrimenti, perché parleremmo di storie di sport, che siano scritte, su pellicola o a teatro?

A questo proposito, nella nostra intervista ad Alfredo Rota abbiamo accennato alle iniziative trasversali che possono contribuire alla fama e all’attenzione che andrebbero riservate alla scherma. Come altre discipline, essa è una delle più antiche praticate dall’uomo e una delle quali si parla di più anche in forme non prettamente sportive: letteratura, teatro, cinema, arte visiva, arti figurative ecc.
Volendo, è forse l’esempio più immediato per sottolineare il profondo legame che unisce sport e discipline artistiche.
I duelli sono presenti (in varie forme, ovviamente) ovunque ed esistono appunto maestri che, da conoscitori della disciplina sia teorica che pratica, della sua storia e delle sua applicazioni, si muovono in ambiti artistici come preziosi consulenti ed insegnanti – che si tratti di rappresentare con esattezza storica il duello tra Tebaldo e Mercuzio, la finta schermaglia di Tullio e Miguel in La Strada per El Dorado, la corretta impugnatura per armi piratesche, come costruire una battaglia con spade laser o, tornando alla nostra citazione di apertura, mettere in scena ciò che la sceneggiatura (e il libro da cui è tratta) definiscono “il più grande duello con la spada dei tempi moderni”.

Ci sono tanti fattori che contribuiscono a fare di un film un cult, a prescindere dall’incasso al botteghino. Nel caso de “La storia fantastica” (The princess bride, 1987, regia di Rob Reiner, sceneggiato da William Goldman dall’omonimo libro) posso citarvi il modo brillante in cui è scritto, il cast, la regia, l’amore che è stato messo nel realizzarlo… e consigliarvi caldamente di vederlo se non l’avete fatto – in fondo, è un grande classico degli anni ’80 che ancora oggi non ha eguali (e di cui continuo a temere un discutibilissimo remake, assolutamente non necessario e pericoloso.)
Ma soprattutto, in tema di amore per ciò che si sta facendo e dell’unione tra sport e arti, bisogna assolutamente citare questo duello epico che doveva pur attenersi alla definizione datogli dall’autore.

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Il duello tra Inigo Montoya e l’Uomo in Nero (La storia fantastica, 1987)

Come si costruisce “il più grande duello con la spada dei tempi moderni?”.
Be’, oltre ad un’ottima sceneggiatura e regia si prendono un eccellente spadaccino spagnolo in cerca di vendetta per la morte del padre, Inigo Montoya (interpretato da Mandy Patinkin, grande star del cinema e della televisione americane, oltre che di Broadway) e l’Uomo in nero, un famigerato pirata dalla reputazione sanguinaria (interpretato da Cary Elwes, attore dal fascino british reso ulteriormente noto da Robin Hood- Un eroe in calzamaglia, Mel Brooks, 1993). A loro si affiancano i migliori istruttori in circolazione sui set cinematografici, affinché i due attori possano arrivare preparati al meglio, dopo mesi di allenamento, ad una prova a cui sono stati appositamente dedicati gli ultimi giorni di ripresa del film.
Il duello di Inigo e dell’Uomo in nero è senza dubbio passato alla storia grazie al film, ma pochi sono a conoscenza della grande ricerca fatta a monte da Goldman sulla disciplina, con un’attenta consultazione di manuali di scherma storica e articoli sull’argomento. Non è un caso quindi che per la realizzazione cinematografica si sia avvalso, grazie alla produzione, di due insegnanti d’eccezione: Peter Diamond e Bob Anderson, spesso presenti come collaboratori sugli stessi set.
Otto ore al giorno per cinque giorni alla settimana di allenamento per arrivare al massimo grado di realismo raggiungibile, senza ricorrere a controfigure, partendo quasi da zero (Mandy si era preparato leggermente prima dell’inizio della produzione, Cary aveva ricevuto un’infarinatura alla scuola di arte drammatica): come impugnare l’arma, come muoversi, i gesti base e poi quelli specifici del duello, imparare i movimenti l’uno dell’altro (come una coreografia!), cambiare mano (entrambi, nel film, fingono di essere mancini). E poi studiare, studiare, studiare le migliori sequenze presenti in altre pellicole consigliate dai maestri.
Non è un caso quindi che Anderson e Diamond avessero chiesto alla produzione di lasciare la sequenza del duello per ultima: ci voleva tempo per renderla quasi perfetta – soprattutto tenendo conto che, per una bravata, ad un certo punto Elwes si fratturò un dito del piede (tutta colpa di un quad e di André the Giant…ma questa è un’altra storia). In ballo c’era anche la loro reputazione, dopotutto.
E che reputazione.

Da una parte, Peter Diamond (1929-2004). Attore formatosi alla Royal Academy of Dramatic Art, nel suo curriculum si possono contare importanti collaborazioni come maestro d’armi con teatri londinesi tra cui l’Old Vic, la Royal Opera House (Macbeth, 1969; Amleto, 1971; Otello, tra il 1972 e il 1980), il National Theatre. A queste ha affiancato un’intensa attività sui set cinematografici, come nella prima trilogia di Star Wars: Una nuova speranza (1977), L’impero colpisce ancora (1980) e Il ritorno dello Jedi (1983), dove ha lavorato anche come attore e stuntman (nell’episodio IV, oltre che coordinare i duelli, impersona anche il tusken che attacca Luke Skywalker). E poi I predatori dell’arca perduta (1980), Highlander (1986), Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), La Maschera di Zorro (1996) e tanti altri che potete trovare qui.
Per la televisione risulta nei crediti di Dr. Who (1964-1971), Ivanhoe (1958-1959, 1969-1970), Zorro (1990-1993).
Proprio su molti di questi set, tra cui Guerre Stellari e La storia fantastica, ha avuto modo di lavorare con Bob Anderson, il nostro anello di unione con le Olimpiadi per questo articolo.

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Un giovane Bob Anderson (a destra)

Robert James Gilbert “Bob”Anderson (1922-2012), inglese, prima di lavorare nel cinema è infatti stato uno schermidore professionista. Arruolatosi nei Royal Marines prima della II Guerra Mondiale, vinse nell’arma diversi titoli nella scherma e si dedicò anche all’insegnamento della disciplina agli altri soldati. Formatosi anche come allenatore, prese parte in rappresentanza della Gran Bretagna ai Giochi di Londra 1948 e di Helsinki 1952, dove arrivò quinto nella gara a squadre della sciabola. Partecipò anche ai mondiali del 1950 e del 1953, marcando l’edizione del 1950 grazie alla vittoria dell’oro a squadre nella sciabola e nel fioretto, e dell’argento individuale nella spada a squadre, in quella individuale e nell’individuale della sciabola.
La sua carriera l’ha portato a mettere a disposizione le sue conoscenze in più settori: è stato il presidente della Canadian Fencing Association (Associazione Canadese di scherma) e successivamente della British Academy of Fencing, estendendo l’insegnamento della disciplina anche in campi, come abbiamo visto, trasversali.
Il suo esordio nel mondo del cinema è datato 1953, quando si ritrovò a collaborare con la produzione de Il signore di Scozia (William Keighley) con Errol Flynn – che riuscì, durante le prove, a ferire ad una coscia! Si guadagnò di conseguenza il soprannome di l’uomo che trafisse Errol Flynn“.
Seguono titoli come I cannoni di Navarone e i film di James Bond come From Russia With Love (con Diamond) e Casino Royale, per poi passare alla collaborazione con Kubrick come maestro d’armi per Barry Lyndon (1974).

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Bob Anderson e Mark Hamill provano il combattimento ne “Il ritorno dello Jedi

Con Diamond ha collaborato anche sui set di Star Wars, dove nell’episodio IV seguì la realizzazione dei duelli con le spade laser, mentre ne L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi arrivò perfino a impersonare, come controfigura, Dart Fener al posto di David Prowse! Una prestazione che rimase a lungo non accreditata e che avrebbe potuto non esserla mai se non fosse stato per Luke Skywalker stesso, Mark Hamill, che nel 1983 in un’intervista rivelò il segreto e si espresse affinché il ruolo di Anderson fosse riconosciuto, considerato il grande lavoro fatto sul set.

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Bob Anderson nei panni di Dart Fener

“Bob Anderson è stato l’uomo che ha svolto il combattimento di Fener. Doveva essere un segreto, ma alla fine ho detto a George che questo non era più giusto. Bob ha lavorato duramente, al punto che è ora che riceva un po’ di riconoscimento. È ridicolo preservare il mito che vede tutto il lavoro svolto da un solo uomo.

La sua carriera ricchissima è proseguita per altri trent’anni, con titoli come Highlander (1988), I tre moschettieri (1993), Il primo cavaliere (1995), La maschera di Zorro (1996) e The legend of Zorro (2005), Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima Luna (2003).
Ma soprattutto, Anderson ha collaborato ad un’altra importante trilogia dopo Guerre Stellari, ovvero quella di Peter Jackson, Il Signore degli anelli: La compagnia dell’anello (2001), Le due torri (2002) e Il ritorno del Re (2003).
Attivo fino alla fine, proprio durante la seconda collaborazione con Jackson e il mondo di Arda, Lo Hobbit, Anderson è venuto a mancare all’età di 89 anni.
Di lui, probabilmente il più famoso dei coreografi spadaccini di Hollywood, rimangono numerose testimonianze del suo duro lavoro, tra cui la sua intervista nel documentario del 2009, Reclaiming the Blade, in cui commentò:

“Io non credo di aver scelto la spada, credo che la spada abbia scelto me.”

P.S: gli aneddoti sul film La storia fantastica sono contenuti nel libro As You Wish: Unconceivable tales from the making of the Princess Bride(Cary Elwes e Joe Layden)

Miss Verde

Autore: Micky

"A Most Peculiar Mademoiselle" TV Programming Assistant Hufflepuff Travelling Bookworm Musical Theatre Geek Vintage Football Nerd Occasional Writer on Goldmund Unbound and §Tristan

1 commento su ““Inconcepibile!” – Bob Anderson, un olimpionico ad Hollywood”

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