Lo storico medagliere di Seul

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Photo by Bundo Kim on Unsplash

Abbiamo parlato di anni zero, di prime e di ultime, di boicottaggi, di implicazioni legali e di (sospetto) doping. Tutte queste tematiche si mescolano in modo significativo nell’edizione dei Giochi Olimpici di Seul 1988.
Vediamo come.
I giochi della XXIV Olimpiade furono i secondi che si tennero in Asia dopo Tokyo 1964 e segnarono la “prima” della Corea del Sud, che con la manifestazione sportiva ebbe modo di mettersi in mostra a livello globale – sia sul piano organizzativo che economico e culturale.
Furono i primi Giochi Olimpici a tenersi unicamente nel mese di Settembre (a parte le giornate del 1° e del 2 Ottobre 1988) e che aprirono agli atleti professionisti, reintroducendo sport come il tennis. Ne fecero esordire altri come discipline dimostrative, quali il badminton (maschile e femminile), il baseball, il bowling (maschile e femminile), il judo femminile e il taekwondo (sia maschile che femminile) riconosciuto dalla WT (World Taekwondo, l’unica associata al CIO). Tra questi, il judo femminile è diventato ufficialmente sport olimpico da Barcellona 1992 assieme al baseball maschile. Questi è rimasto nel medagliere fino a Pechino 2008 e verrà reintrodotto come sport olimpico proprio in occasione di Tokyo 2020. Il taekwondo WT invece, dopo un’altra apparizione dimostrativa a Barcellona, è stato ufficialmente inserito nel programma olimpico da Sydney 2000.
Non possiamo dimenticare che si tratta anche degli ultimi Giochi degli anni ’80, proprio a ridosso della caduta del muro di Berlino. A livello politico e legale questo significa l’ultimo “scontro” sul piano sportivo dei due grandi blocchi della Guerra Fredda, con una mappa del mondo che a Barcellona 1992 avrà un aspetto diverso.
Come prevedibile, gli scontri politici e la grande saga dei boicottaggi ebbero un ultimo colpo di coda, nonostante dopo Los Angeles il CIO si fosse impegnato per evitare il ripetersi delle problematiche delle due edizioni precedenti. Per questo furono firmati degli accordi con i principali Paesi che potevano opporsi alla scelta della nazione ospitante, ovvero la Cina, l’URSS e la Corea del Nord, affinché partecipassero a Seul.
Tuttavia la Corea de Nord nel 1985 avanzò la pretesa di co-organizzare l’evento, chiedendo di ospitare 11 delle 23 discipline previste e un’organizzazione speciale per le cerimonie di apertura e chiusura. Di fronte all’impossibilità del CIO di soddisfare le richieste i Giochi rimasero interamente in mano alla Corea del Sud, che vide la manifestazione boicottata dalla vicina e rivale, oltre che da Seychelles, Albania, Cuba, Nicaragua ed Etiopia.
Di conseguenza il medagliere di Seul 1988, nella sua edizione così particolare, è uno dei più emblematici della storia dei Giochi: in testa compare l’URSS, con ben 132 medaglie (55 ori); al secondo posto la Germania Est, alla sua ultima apparizione ufficiale con 102 (37 ori); e al terzo gradino del podio gli Stati Uniti con 94 medaglie (36 ori).
È interessante considerare come questa sia l’ultima edizione della Germania divisa e dell’URSS come esponente del blocco orientale, che tanto ha influenzato le carriere di illustri sportivi prima, durante e dopo l’attività agonistica, facendoli competere sotto la propria bandiera (con un peso decisivo sul proprio medagliere nelle varie edizioni).
Con il suo scioglimento anche i Giochi Olimpici hanno registrato dei sostanziali cambiamenti. Tra questi il fatto che, pur rimanendo la Russia come nazione una testa di serie, molti atleti hanno cominciato a gareggiare effettivamente con la bandiera del loro Paese di appartenenza, o sono tornati a farlo – come nel caso dei più longevi o di chi ha vissuto a cavallo delle due epoche.
Un esempio è la vicenda di Nino Salukvadze, tiratrice a segno georgiana, classe 1969, che proprio a Seoul 1988 vinse un oro e un argento individuale nella pistola da 25 metri e in quella da 10 metri ad aria compressa – conteggiati entrambi nel medagliere dell’URSS.
La sua medaglia successiva, un bronzo nei 10 metri ad aria compressa a Pechino 2008, fu invece attribuito a quello georgiano, unica medaglia della disciplina per il suo piccolo Paese.
Molto bella a questo proposito l’immagine dell’atleta che, sul podio dietro alla russa d’argento Natalia Paderina, scambiò con lei una stretta di mano e un abbraccio, in un momento in cui le loro due nazioni purtroppo si trovavano in guerra l’una contro l’altra.

 

P.S.: per rimanere in tema di primati, Nino Salukvadze è la tiratrice donna con più apparizioni ai Giochi Olimpici (ben 8 da Seul a Rio, in cui gareggiò anche il figlio). Prima di lei troviamo il tiratore Afanasijs Kuzmins, che esordì a Montréal 1976 e che ha fatto la sua ultima apparizione a Londra 2012 a 65 anni, vincendo sia per l’URSS che per il suo Paese, la Lettonia.

Miss Verde

Autore: Micky

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