La beffa di Conton

Nelle prime Olimpiadi moderne, nonostante incominciassero ad essere molto importanti, i controlli durante la gara della Maratona non erano all’altezza dell’importanza della gara.
Si racconta che durante la Maratona di Atene del 1896 nei tratti del percorso lontano dal centro abitato gli atleti percorsero alcuni tratti a bordo di carretti trainati da animali. I giochi rimasero per molto tempo quasi gare dilettantistiche anche a livello organizzativo tant’è che, per esempio, alle olimpiadi di Amsterdam 1928 il villaggio olimpico non fu portato a termine in tempo e questo costrinse le federazioni a cercare alloggi in hotel, per le squadre più ricche, piuttosto che ad essere ospitati da associazioni sportive del luogo.
Ed è proprio in questa edizione che, per l’Italia, alla partenza della Maratona si presenta colui che veniva considerato uno dei più grandi mezzofondisti del tempo ovvero Attilio Conton.

Il fatto che alla Maratona si schierassero anche i mezzofondisti rende l’idea di quanto il livello di preparazione alle gare fosse lacunoso. La preparazione per una Maratona, parlo per esperienza diretta, è completamente diversa da una preparazione per una gara di 10 km. Viene da sorridere perché oggi molti “dilettanti” sono maggiormente preparati e seguiti rispetto ad atleti del tempo; ma questo non impedì a Conton di presentarsi alla gara con un invidiabile tempo di 2h45’44”, ottenuto ai campionati italiani, che lo proiettava tra i favoriti della gara.
E così fu… il nostro Attilio era nel gruppo di testa fino a pochi chilometri dal traguardo quando sopraggiunse la stanchezza per lo sforzo e a malincuore, ma conscio di aver dato il massimo, si ritirò.
Nessuno poteva immaginare invece l’incredibile beffa che lo fermò. Il nostro, purtroppo analfabeta, non riuscì a leggere e comprendere i cartelli che segnalavano che mancavano solamente 2 chilometri al traguardo, una distanza che con un leggero sacrificio ulteriore avrebbe potuto compiere per lottare per una medaglia.
Al momento neanche lui si rese conto dell’incredibile beffa subita e non posso immaginare il suo dispiacere una volta appresa. Tutti i sacrifici per inseguire il sogno olimpico di vincere la Maratona gettati al vento a pochi chilometri dall’arrivo, non per una scarsa preparazione atletica, ma per una inesistente preparazione scolastica non così rara all’epoca.
Mi piace però pensare  che da questo evento beffardo sia nata l’espressione, molto usata dagli attuali runners, mai smettere d’inseguire i propri sogni: un modo forse inconsapevole di ricordare il grande Attilio. Per la cronaca la Maratona fu vinta dal francese di origine algerina Boughera El Ouafi e il primo fra gli italiani fu Giuseppe Ferrera, che terminò la gara al 34esimo posto.

Mr. Rosso

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