“Nuotare non è tutto, vincere lo è”

Mark_Spitz_1972Il primo fatto che viene in mente a tutti non appena si parla delle Olimpiadi di Monaco 1972 è sicuramente il terribile atto terroristico avvenuto il 5 e 6 settembre contro la squadra olimpica israeliana.
Fortunatamente, quei Giochi non sono passati alla storia solamente a causa di questo sanguinoso evento, ma anche grazie ad alcune imprese sportive grandiose e indimenticabili. Tra queste troviamo le sette medaglie d’oro vinte dal nuotatore statunitense Mark Spitz (nella foto a sinistra).
Spitz è rimasto nel cuore di molti – ma, soprattutto, di molte – non solo per i suoi meriti sportivi, ma anche per il suo aspetto, che lo differenziava dalla stragrande maggioranza dei colleghi. Con i baffoni alla Magnum P.I. – decisamente anni Settanta – e la folta capigliatura, divenne infatti un’icona culturale, per alcuni versi anche un simbolo di ribellione verso gli standard vigenti.
E il ritiro a soli ventidue anni, dopo la partecipazione a due Olimpiadi – nel 1968 e, appunto, nel 1972 – che hanno segnato la storia del secolo scorso non solo dal punto di vista sportivo e all’apice della carriera – proprio nell’anno dei sette ori di Monaco – ha probabilmente contribuito ad alimentare il mito di questo atleta – nonostante diciannove anni dopo Spitz abbia in realtà provato nuovamente a qualificarsi per un’Olimpiade, quella di Barcellona, fallendo.

Nato a Modesto, in California, il 10 febbraio 1950, Spitz iniziò a nuotare sotto l’occhio attento del padre Arnold – per il quale lo sport diventò una vera e propria ossessione – che gli ripeteva continuamente la frase “nuotare non è tutto, vincere lo è” e che voleva fortemente che il figlio divenisse il numero uno.
A diciotto anni, Spitz partì alla volta di Città del Messico per disputare i Giochi della XIX Olimpiade, che, come l’edizione successiva di Monaco, passarono alla storia anche per ragioni diverse dallo sport. Proprio come l’Olimpiade tedesca, i Giochi messicani furono infatti caratterizzati da un episodio di grande violenza – la strage di Piazza delle tre culture – oltre che dalle teste chinate e dai pugni, chiusi e guantati, alzati sul podio dei 200 metri piani dagli atleti statunitensi Tommie Smith e John Carlos – un gesto di protesta a favore dei diritti umani.
La manifestazione avrebbe dovuto rappresentare la definitiva consacrazione di Spitz. L’atleta si presentò con un’estrema sicurezza nelle sue capacità – e una certa arroganza – dichiarando alla vigilia che avrebbe vinto sei medaglie d’oro, superando il record di quattro ori stabilito da Don Schollander nei Giochi di Tokyo del 1964 – Schollander partecipò anche all’Olimpiade messicana e fu compagno di Spitz per la staffetta 4×200 metri stile libero.
I risultati, però, non furono quelli sperati da Spitz. Arrivato addirittura ultimo nella finale dei 200 metri farfalla – gara che invece gli garantirà il primo oro quattro anni dopo in Germania – ovvero nello stile che era considerato la sua specialità, tornò negli Stati Uniti con “solo” due ori – nelle staffette 4×100 e 4×200 metri stile libero – un argento – nei 100 metri farfalla – e un bronzo – nei 100 metri stile libero – insieme alla ferma decisione di allenarsi duramente, con l’obiettivo di riscattarsi ai Giochi di Monaco.

Quattro anni dopo, Spitz si presentò quindi in terra tedesca motivato a rifarsi dall’esperienza messicana.
Steve_Genter,_Mark_Spitz,_Werner_Lampe_1972I sette ori – conquistati nei 100 e 200 metri stile libero (il podio dei 200 metri è raffigurato nella foto a destra, con Spitz, lo statunitense Steve Genter e il tedesco Werner Lampe), 100 e 200 metri farfalla e nelle staffette 4×100 e 4×200 metri stile libero e 4×100 metri misti – diedero ragione all’atleta californiano, che stabilì inoltre il record mondiale di tutte le gare cui prese parte, impresa mai riuscita ad alcun nuotatore, nemmeno negli anni successivi.
Spitz non ebbe il tempo di festeggiare il suo successo. La finale dei 4×100 metri misti venne disputata il 4 settembre, poche ore prima della strage che sconvolse il mondo intero e che coinvolse indirettamente anche lo statunitense. Il nuotatore, che aveva concluso le sue gare, fu infatti prelevato dalla Polizia e rimpatriato in gran fretta, in quanto considerato un possibile obiettivo per i terroristi a causa delle sue origini ebraiche.

Spitz annunciò il suo ritiro poco dopo l’Olimpiade tedesca. Quando gli chiesero il motivo, la risposta del nuotatore fu: «che cosa potrei fare di più? Mi sento come un fabbricante di automobili che ha costruito una macchina perfetta».
La sua immagine sbruffona rimase comunque impressa nella cultura popolare e portata al di fuori delle vasche, con i giovani che negli anni Settanta adottarono la moda del costume da bagno a slip, nero o colorato, per andare in spiaggia e imitare quella che ancora oggi è considerata la più grande icona pop del nuoto.
Anche sui baffoni si è discusso molto. Pare che Spitz stesso una volta abbia detto agli atleti russi che i baffi servivano a deviare l’acqua dalla bocca e conferire una maggiore dinamicità e che questi si siano presentati baffuti alla gara successiva.
Arrogante, strafottente, con l’aria da playboy e antipatico anche ai suoi compagni di squadra – che pare gli tifassero contro – Spitz è riuscito quindi non solo a diventare uno degli atleti più vincenti nella storia delle Olimpiadi, ma a incarnare a 360° lo spirito dell’ottavo decennio del secolo scorso.

Il record dei sette ori conquistati in una sola Olimpiade da Spitz è stato superato solo ai Giochi di Pechino del 2008 da Michael Phelps, definito dallo stesso Spitz “il più grande nuotatore di tutti i tempi”. In termini di medaglie d’oro vinte complessivamente alle Olimpiadi, Spitz, con nove titoli, rimane ancora il secondo olimpionico più decorato della storia.
Alla fine degli anni Sessanta, Spitz era stato soprannominato dagli allenatori americani “il granchio” – in tono talvolta canzonatorio – a causa della sua tecnica nel nuotare a stile libero, caratterizzata da un accentuato rollio di spalle e fianchi, che lo distingueva dai suoi colleghi – nonostante, come già accennato, la sua specialità fosse però lo stile farfalla, con cui gareggiava nella staffetta mista. L’impresa di Monaco fece però ricredere i suoi detrattori e il suo particolare stile libero divenne fonte d’ispirazione per diversi atleti e allenatori.

Miss Blu

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...