Il quadrifoglio controverso di Atlanta

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Photo by Lhu Shi Hui on Unsplash

Il barrister, nei sistemi giudiziari basati sulla common law, è un avvocato di alto livello che esercita principalmente nelle corti superiori.
Non sorprende che tale professione sia oggi praticata da Michelle Smith de Bruin e che questo sia dovuto anche alle vicende che l’hanno colpita nella sua vita precedente di nuotatrice.
Irlandese, dominatrice nelle gare nazionali dal 1983 al 1998, prese parte per la prima volta ad un’Olimpiade a Seoul 1988, perdendo per un soffio la qualificazione ai 200 dorso. Prima di Barcellona 1992 partecipò ai Mondiali di Perth e agli Europei, recandosi all’edizione catalana dei Giochi nonostante un infortunio e gareggiando nei 200 misti, 200 dorso, e nei 400 misti.
Fu però Atlanta 1996 l’anno del suo trionfo e, allo stesso tempo, l’inizio del suo tormento.
Negli Stati Uniti vinse ben 3 ori (400 stile libero, 200 e 400 misti individuali) e un bronzo (200 farfalla), un record di vittorie tuttora imbattuto nella storia dello sport irlandese olimpico e al centro di diverse polemiche.

La statunitense Janet Evans, nuotatrice dei 400 misti con il record del mondo la cui qualificazione venne compromessa da quella della Smith alle batterie, lamentò in conferenza stampa che il tempo di qualificazione della collega fu presentato due giorni dopo il termine previsto (fissato il 5 Luglio). I rappresentanti olimpici irlandesi sostennero che ciò era stato loro concesso e la sottoscrizione di Michelle alla gara arrivò solo dopo essere giunta ad Atlanta. La US Swimming Federation, sostenuta della delegazione tedesca e quella olandese, si oppose senza successo alla partecipazione dell’atleta e le affermazioni della Evans gettarono su di lei l’ombra del doping – alimentata da molte voci in vasca e fuori, con un conseguente pesante attacco dei media americani durante la manifestazione.
Evans successivamente si scusò, ma il quadro che si presentava non era chiaro.
Michelle proveniva da un paese dove il nuoto non è uno sport di punta, con carenze nella preparazione e soprattutto nelle strutture, e lei stessa non fu considerata a lungo come una possibile “olimpionicaa”. Ebbe poi un cambiamento evidente nella struttura fisica tra Barcellona e Atlanta, e un’impennata nelle prestazioni tra il 1993 e il 1996, con diversi record nazionali, 4 ori e 3 argenti agli Europei (1995 – 1997).
Inoltre nel 1996 migliorò di ben 20 secondi le prestazioni in vasca rispetto a Barcellona nonostante l’età (25 anni), di per sé “avanzata” per  la carriera media di un nuotatore.
Altro dettaglio, legato alla sua vita privata: nel 1993 aveva iniziato ad allenarsi con Erik De Bruin, incontrato a Barcellona e sposato nel 1996.  Lanciatore del disco e del peso olandese senza esperienza nel nuoto, fu trovato positivo ad un test antidoping nel 1993 e squalificato per quattro anni.
Michelle in tutto quel periodo non fallì un solo test…Fino ad uno di routine nel 1998, in cui furono trovati androstenedione e alcol. Fu squalificata per quattro anni dalla FINA.
Un’esperienza che la portò, dopo aver annunciato il ritiro nel 1999, proprio alla fortunata carriera di barrister.
Il CIO le ha lasciato le medaglie, perché ottenute prima del test incriminato e perché non è mai risultata positiva nel periodo di Atlanta. Lo sport irlandese non è stato altrettanto clemente: la federazione nuoto ha cancellato tutti i suoi successi e previsto, con un provvedimento proprio del 1999, che i nuotatori sospesi o incriminati non potessero mantenere i titoli.
Michelle Smith, che si è sempre proclamata innocente, rimane l’atleta irlandese di maggior successo tra i cinque che si sono conquistati l’oro ad un’Olimpiade, ma il suo paese l’ha completamente disconosciuta – e la medaglia d’oro di Katie Taylor nella boxe a Londra 2012, la prima del paese da quell’infausto 1996, è stata vista come un momento di rivalsa.

Miss Verde

Autore: Micky

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