Il “Viva l’Italia” del “fanciullo d’oro”

Siamo ad Anversa nel 1920, il mondo è appena uscito dalla Grande Guerra e da una pandemia mondiale, l’influenza spagnola, i Giochi Olimpici sono quindi molto attesi, e vengono assegnati al Belgio uscito devastato dal conflitto.
L’Olimpiade di Anversa presenta alcune novità: nella cerimonia d’apertura viene introdotto il giuramento olimpico degli atleti, sono liberate delle colombe bianche come simbolo di pace e la bandiera a cinque cerchi fa la sua prima comparsa sullo stadio olimpico.
Per la prima e unica volta, nell’edizione estiva dei giochi, vengono inserite nel programma gare di hockey e pattinaggio sul ghiaccio.
La delegazione italiana è composta da 162 atleti, con grandi difficoltà economiche e logistiche: gli atleti si trovarono a condividere camerate a più letti messe a disposizione da una scuola, tra scarsità di cibo e totale assenza della diaria. Nonostante ciò gli azzurri ottennero risultati positivi concludendo con ben 23 medaglie (13 ori – 5 argenti – 5 bronzi).

Tra gli italiani a farla da padrone quasi assoluto è il carismatico Nedo Nadi (già primo ufficiale ad entrare a Trento liberata nel 1918-ndr), capace di conquistare la bellezza di 5 medaglie d’oro nella stessa Olimpiade e unico schermidore della storia a vincere in tutte e tre le armi, tanto da far esclamare a Re Alberto, durante una premiazione della squadra di spada, “Ancora voi? Ma non vi ho già visto qui?”
Se Nadi fu la stella assoluta, Ugo Frigerio, passato alle cronache del tempo con il soprannome di “Fanciullo d’oro”, è protagonista nella marcia vincendo sia la 3 che la 10 chilometri, con tale vantaggio da potersi fermare davanti alla banda musicale per chiedere il corretto ritmo dello spartito precedentemente consegnato al direttore d’orchestra.
Non meno importante, per la delegazione italiana, la prima presenza nel tennis femminile grazie alla milanese Rosa Gagliardi che, pur con deludenti risultati, segna una tappa nella storia olimpica italiana.
Nella ginnastica continuano i successi di Giorgio Zampori, che dopo la vittoria a squadre durante l’olimpiade di Stoccolma 1912, trionfa sia nel concorso individuale che a squadre.
Proprio nel concorso a squadre si nota un atleta di Modena di nome Arnaldo Andreoli (lo conosceremo un po’ più profondamente in un’altra newsletter) che dopo il settimo posto nel concorso individuale riesce, forse grazie alla minor pressione, a essere protagonista della vittoria a squadre grazie a una grande prestazione alle parallele.
C’è posto per un oro anche nel sollevamento pesi con il massimo Filippo Bottino, trentunenne, che colleziona 270 kg nelle tre alzate; ma una curiosa lite tra azzurri passa alla cronaca, Bottino amava scherzare e con un epiteto un po’ pesante provocò, nella scuola dove gli azzurri alloggiavano, una lite con Aldo Nadi (fratello di Nedo – ndr) risolta con un singolare duello, Aldo con il frustino, Bottino con una trave.
Considerando il momento in cui sono arrivate, il primo dopo guerra e il post-pandemia, le Olimpiadi nella città dei mercanti di diamanti per gli atleti azzurri sono state comunque un grande successo e mi piace concludere ricordando l’esclamazione di Ugo Frigerio all’arrivo della 3 chilometri di marcia: “Viva l’Italia”

Mister Rosso

1 commento su “Il “Viva l’Italia” del “fanciullo d’oro””

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