Olimpiadi e crowdfunding: la rete aiuta gli atleti

serena-repice-lentini-9rwxZcJPdpI-unsplashDaniah Hagul è una nuotatrice libica, l’unica donna della sua nazione a partecipare all’Olimpiade di Rio 2016.
Nella Libia post-Gheddafi le piscine e i club per i nuotatori sono diventati cosa rara e le risorse economiche della federazione scarse. Se Daniah è riuscita a raggiungere questo fantastico risultato, lo deve quindi a due fattori: i suoi genitori e il crowdfunding.

Samira e Bachir Hagul, i genitori di Daniah, si sono trasferiti a Malta negli anni Novanta e Daniah ha iniziato a nuotare proprio a La Valletta quando aveva solo quattro anni, per poi debuttare in gara a tredici.
Dopo aver vinto tre ori in Qatar ed essersi qualificata per i Mondiali di Kazan nel 2015, la nuotatrice è riuscita anche a guadagnarsi un posto per i Giochi di Rio.
La stampa libica ha dedicato però pochissima attenzione alla qualificazione di Daniah per l’Olimpiade e l’opinione pubblica del paese si è divisa tra i sostenitori dell’atleta e chi ancora crede che una donna non debba mostrarsi in costume da bagno. «Il nuoto femminile per la Libia è una novità, non vediamo che difficoltà, ma dobbiamo incoraggiare i genitori a portare i figli in piscina, per ora è un problema solo culturale», ha dichiarato Samira (1). Un certo dibattito si è quindi creato sui social network e, quando il comitato olimpico libico non ha più potuto ignorare la nuotatrice, l’ha però informata di non poter pagare la sua spedizione in terra brasiliana.
E qui è entrato in gioco il crowdfunding (2). Perché Daniah non si è rassegnata alla mancanza di risorse in suo sostegno e ha lanciato una campagna online su GoFundMe dal titolo Help Fund Daniah’s Olympic Dream! – “Aiutate a finanziare il sogno olimpico di Daniah!”. In un mese, grazie a questa iniziativa, l’atleta ha raccolto più di 7.700 dollari. I costi aggiuntivi sono stati coperti dai genitori e da alcuni sponsor.

Le raccolte fondi a favore degli atleti non sono comunque una novità del XXI secolo o di Internet.
Già per l’Olimpiade di Anversa del 1920, infatti, Carlo Montù, allora presidente del CONI, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, aveva lanciato una sottoscrizione popolare per ottenere le risorse necessarie a sostenere la spedizione azzurra. La previsione di spesa per poter partecipare ai Giochi era di almeno 700.000 lire e il Governo ne poteva stanziare solamente 100.000. Grazie all’appoggio della Gazzetta dello Sport, tramite l’iniziativa di Montù fu raccolto circa mezzo milione di lire.
Nonostante la cifra desiderata non venne raggiunta, la squadra italiana alla fine riuscì a partire per Anversa – anche perché la Federcalcio, già abbastanza ricca all’epoca, decise di accollarsi le spese relative al proprio team.

Certo rimane che Internet ha reso le cose più semplici e Daniah non è stata l’unica atleta a utilizzare il crowdfunding per sostenere il suo sogno.
Come spiega Edward. A. Fallone (3), nonostante sia un fenomeno recente, il crowdfunding ha dimostrato di rappresentare uno strumento efficace per gli atleti per raccogliere donazioni a sostegno dei propri progetti. Alcuni portali dedicati alle donazioni per progetti legati allo sport, come per esempio SportFunder e MakeaChamp, sono stati appositamente creati e si affiancano ai più famosi e più generici, come il già citato GoFundMe, IndieGoGo e Kickstarter.
Anche in Italia alcuni siti dedicati alle raccolte fondi online sono nati negli ultimi anni, per esempio Rete del Dono e Engagedin.

Per molti atleti olimpici non è facile trovare i fondi per coprire le spese necessarie a partecipare ai Giochi – per esempio per gli allenamenti, la copertura assicurativa e, banalmente, il viaggio. Per aiutare questi sportivi, in vista di Rio 2016 GoFundMe ha addirittura riunito tutti i loro appelli in una singola pagina dedicata.
Il CEO di GoFundMe Rob Solomon ha spiegato così questa iniziativa: «Ho detto “facciamo qualcosa per aiutare gli atleti olimpici a inseguire i loro sogni e raccogliere fondi”. A Berkeley giocavo a pallanuoto. Per fortuna la pallanuoto ha una federazione ben finanziata, ma in molti sport non tutte le persone hanno accesso al capitale per focalizzarsi sugli allenamenti. Quando vediamo campagne che attirano un buon traffico, le pubblicizziamo sui social network e le connettiamo con i media locali» (4).
Le campagne promosse sul sito riguardavano gli sport più svariati e avevano i target più diversi: dal pugile canadese Petru Bolun, che mirava a raggiungere 1.555 dollari ed è riuscito a raccoglierne 2.585, all’australiana atleta del dressage Sue Hearn, che invece aveva un obiettivo di ben… 150.000 dollari! Alla fine, Sue è riuscita a raccogliere “solo” 53.645 dollari – la sua è la campagna che ha attratto più fondi su GoFundMe per Rio 2016 – ma a sessant’anni ha comunque coronato il suo sogno di partecipare a un’Olimpiade – diventando così la seconda atleta australiana più anziana di sempre a debuttare ai Giochi, dopo il velista Harold Brooke che aveva partecipato per la prima volta alle Olimpiadi a Roma nel 1960 a sessantuno anni.

Non sempre il crowdfunding rappresenta però la soluzione alle problematiche economiche incontrate dagli atleti e per fare in modo che una campagna raggiunga il risultato desiderato bisogna sudare tanto quanto su una pista d’atletica – o quasi.
Cosa serve, quindi, per far sì che una raccolta fondi online abbia successo?
neonbrand-z3kBG5xIhjo-unsplashSicuramente una buona rete di contatti. Molto possono infatti fare i social media. Se gli atleti hanno un buon seguito su Instagram, Twitter o Facebook, per esempio, possono utilizzare questi canali per pubblicizzare le proprie iniziative e invitare i follower a condividerle a loro volta – come spiegato dal lottatore statunitense Kyle Snyder, le conoscenze dei genitori, i numerosi follower sui social network e anche il supporto dei donatori dell’università che frequentava, la Ohio State, sono stati per lui fondamentali per raccogliere più di 25.000 dollari su GoFundMe e portare la sua famiglia a Rio nel 2016.
Inoltre, come ha spiegato Bill Kerig, fondatore e CEO di RallyMe, gli atleti devono investire in termini di tempo e sforzi per ottenere i fondi necessari: «Gli atleti devono adottare un punto di vista imprenditoriale. Devono formare una propria armata che li segua di anno in anno, non possono semplicemente pensare “ehi, è un anno olimpico, andiamo a raccogliere fondi”» (5).
Probabilmente l’elemento più importante rimane comunque una storia coinvolgente, come, per esempio, quella della schermitrice Ibtihaj Muhammad, la prima atleta statunitense a partecipare ai Giochi indossando l’hijab.

Ovviamente, molti atleti si stavano già mobilitando a raccogliere fondi per i Giochi di Tokyo 2020, ma l’emergenza COVID-19 ha scombussolato i piani di tutti. Un esempio sono le due veliste britanniche Megan Brickwood ed Ellie Aldridge, che negli scorsi anni hanno utilizzato la piattaforma Crowdfunder per essere sostenute sia nell’acquisto del materiale necessario per il loro sport sia nella partecipazione alle competizioni preolimpiche.
L’appuntamento è quindi rimandato per chi volesse sostenere qualche sogno olimpico!

1. gazzetta.it
2. Secondo il dizionario Treccani, il crowdfunding è la “raccolta collettiva e collaborativa di fondi, effettuata attraverso la rete, aperta a tutti coloro che decidono di finanziare progetti innovativi e imprese appena costituite”
3. Edward. A. Fallone, Crowdfunding and Sport: How Soon Until the Fans Own the Franchise?, Marquette Sports Law Review
4. inc.com
5. eu.usatoday.com

Miss Blu

Foto di Serena Repice Lentini e NeONBRAND su Unsplash

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