Italia batte Francia e un ragazzo s’innamora della scherma

Era l’estate dei miei 16 anni. Trascorrevo le vacanze agostane nella villetta di mia nonna in Sardegna, in compagnia di Nicholas, il mio migliore amico. Con gran soddisfazione, ero riuscito a trascinarlo nella visione ossessivo-compulsiva di Pechino 2008. Il terzo giorno di Giochi – era una domenica – c’era la gara di spada maschile. Scherma, quindi. Fiore all’occhiello dello sport azzurro, sicura fonte di medaglie.
Vedere la scherma era un’esperienza contrastante. Da un lato il fascino per le divise e tutto quell’armamentario, i duelli, le pedane, i macchinari, i suoni e rumori.  Dall’altro la concitata frustrazione di non capire facilmente chi facesse punto: si accendono lucine, uno esulta, oppure entrambi, l’arbitro gesticola, e finché i punti sulla grafica non cambiano e il telecronista non spiega ti chiedi cosa sia successo. Anche perché le lame, flessibili, vorticanti e sottili, in tv si vedono e non si vedono.
Insomma, per dirla “in francese”, un bel casino seguire ‘sta scherma! A proposito di Francia, in quella gara di spada arriva in finale un transalpino, Fabrice Jeannet. E il suo avversario sarà il trevigiano Matteo Tagliariol. Italia contro Francia per un oro olimpico, cosa c’è di meglio per l’entusiasmo sportivo-patriottico di due ragazzi non ancora cresciuti?
Tra le tre specialità della scherma, la spada era quella che preferivo:  la più “semplice”. Il bersaglio valido è tutto il corpo, e se ci si tocca contemporaneamente è punto per entrambi, senza bisogno di ricostruire l’azione come in fioretto e sciabola.
Jeannet parte meglio, va avanti 2-0. Ma è ancora lunga. Vince chi arriva a 15, o chi si trova avanti nel punteggio al termine dei 9 minuti. Sul 3-2 per il francese, a Tagliariol si piega troppo la spada, deve cambiarla. Quel momento di pausa si rivela provvidenziale. Il nostro connazionale torna in pedana più mobile e preciso, e chiude il primo mini-tempo in vantaggio 10-6. I telecronisti francesi, parlando dello schermidore italiano, pronunciano la parola-chiave: explosif.
Esattamente 4 minuti dopo, ecco la fulminea stoccata del 15-9, quella decisiva, quella che vale l’oro a Tagliariol. Nel palazzetto cinese echeggiano fortissimi i “pooo-po-po-po-po-pooo-poooooo” sdoganati due anni prima dai Mondiali di calcio, e ovviamente nel nostro salottino sardo esultiamo, io in maniera più explosif, Nicholas – come da sua pacata indole – un po’ più elegantemente. Ma entrambi viviamo con identica risata le fasi immediatamente successive, quelle che portano alla premiazione…
Già, il mio ricordo più vivido di quella finale olimpica non è tanto la sequela di fatti sportivi che portò Matteo Tagliariol a trionfare, bensì il post-finale: Jeannet si mostra letteralmente schifato dal primo all’ultimo momento. Anche nella passerella verso il podio, anche quando gli mettono l’argento al collo, anche nelle foto di rito con le medaglie. Mai un abbozzo di sorriso, manco per sbaglio. Il buon Fabrice ci è rimasto malissimo, come raramente ho visto uno sconfitto alle Olimpiadi!

Un anno dopo, stufo del solito calcetto, parlando con la mia famiglia dello sport che mi sarebbe piaciuto fare mi ricordai di quella gioia sardo-pechinese. E così, dal 2009 al 2013 ho praticato scherma presso la società Piccolo Teatro di Milano. E durante i primi mesi di quella bella avventura, entrando un pomeriggio in spogliatoio vidi appesa una giubba (alias “il sopra della divisa”) con su scritto Tagliariol – Ita. Proprio lui, propiziatore del mio avvicinamento a questo sport, passava da Milano ed era venuto ad allenarsi da noi. Un brivido mi scosse.
Ah, quale delle tre specialità scelsi? La spada, ovviamente!

Nei quattro anni da spadista, non ho avuto molto successo in pedana ma ho conosciuto tante persone degne di essere ricordate. In primis il mio tuttora amico fraterno Bruno. E poi, tra le altre, l’olimpionico Alfredo Rota che abbiamo video-intervistato venerdì 1 maggio (e anche lui, a Sydney, aveva vinto un oro facendo disperare i francesi).

Mister Giallo

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