Il Disco d’Oro

Pioveva a dirotto quel pomeriggio del 2 Agosto 1948 a Wembley (Londra) mentre si stava svolgendo la finale del lancio del disco. In quel momento nello stadio è issata la bandiera francese per premiare la squadra maschile di fioretto che sconfisse la nostra Nazionale capitanata dal grande Mangiarotti. Sorrido nell’immaginare lo stato d’animo dei “sudditi di Sua Maestà” nel vedere sbandierare il tricolore francese nel tempio dello sport inglese.
Le cronache narrano che il nostro campione Adolfo Consolini rimase calmo e sicuro nonostante potesse essere la sua ultima occasione (aveva all’epoca 31 anni). Non si demoralizzò neppure incrociando lo sguardo triste dei fiorettisti italiani. Prese il disco nella mano mentre sugli spalti si potevano ancora udire i festeggiamenti dei tifosi francesi e compiendo un movimento perfetto lo scagliò a 52,78 conquistando il primo posto parziale.

La pioggia continuava a cadere incessantemente anche quando si presentò in pedana il grande Giuseppe “Beppe” Tosi che, nonostante un fastidio alla spalla destra e tranquillizzato dal medico accorso al suo cospetto, non volle essere da meno del suo caro amico e rivale. La magia di un lancio altrettanto perfetto si ripeté: 51,78, guadagnandogli il secondo posto parziale. Mancava il terzo lancio del temuto e decantato discobolo americano Fortune Gordien, primatista mondiale in carica. Il momento fu molto concitato perché il suo lancio sembrò superare abbondantemente i 52 metri, ma alla fine dopo un momento di tensione con i giudici, il lancio venne dichiarato nullo e dovette quindi accontentarsi del terzo posto con la misura di 50,77.
I testimoni ricordano il tripudio che si scatenò in campo a seguito di quella memorabile vittoria, con atleti, dirigenti ed allenatori italiani che ricoprirono di abbracci il gigante veneto. Cosa rende così speciale un campione da meritare tanto affetto? Un campione speciale è colui che sa riconoscere il valore del secondo classificato, così come fece Consolini condividendo il suo successo con l’amico Tosi che per tutta la stagione l’aveva battuto. Può quasi sembrare una beffa ma, visto come viene ricordata la forte amicizia tra i due, penso che la gioia di entrambi sia stata davvero grande.

La magia delle Olimpiadi è forse questa? Una gara “perfetta” per entrare nella storia, perché rimane ad oggi la prima e unica medaglia d’oro italiana nel lancio del disco, impreziosita dall’ottimo argento che rende ancor più mitica la prestazione dei due “discoboli nostrani”.
Ma la cronaca ancora ci riserva una sorpresa. Al momento della premiazione la leggenda narra che non fu suonato l’inno di Mameli, perché, come giustificato dagli organizzatori, non fu trovato il disco dell’Inno. Un dispetto dell’Albione? Oppure un simpatico scherzo dei nostri cugini d’oltralpe? Mi piace immaginare che il disco scomparso fosse quello lanciato da Consolini per vincere la medaglia, fu proprio il nostro campione a “lanciare” il famoso Disco d’Oro? Non lo sapremo mai. Quello che invece conosciamo è che tutto lo stadio, incitato dai nostri discoboli, iniziò a cantare all’unisono, sotto l’incessante pioggia, O Sole Mio.

 

Mister Rosso

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