Barcellona 1936 e l’Olimpiade dell’utopia

Olimppop36Luglio 1936. Gli occhi di tutto il mondo dello sport, e non solo, sono puntati su Berlino. Stanno infatti per iniziare i Giochi dell’XI Olimpiade, la mastodontica manifestazione organizzata dalla Germania nazista che passerà alla storia come una delle maggiori azioni di propaganda di tutti i tempi.
Ma in pochi sanno che, contemporaneamente, nell’anarchica Barcellona un gruppo di dissidenti prepara l’Olimpiada Popular, che sarà in seguito ricordata come “l’Olimpiade dell’utopia”, forse perché mai realizzata, forse perché simbolo di un mondo da molti ritenuto idilliaco, senza nazionalismi o bandiere, in cui tutti si riconoscono come fratelli.
Ma come si è arrivati al punto di ideare una sorta di contro-Olimpiade come protesta verso il regime nazista? E perché quest’Olimpiade alternativa non ha mai avuto luogo? Gli anni Trenta del secolo scorso ci offrono l’ennesima storia, rimasta un po’ nascosta nell’ombra dei ben più celebri eventi del decennio, che ci racconta un’epoca di ideali sfumati e sogni mai realizzati.

È il 1931 quando il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) sceglie Berlino come sede dei Giochi Olimpici del 1936. La grande sconfitta è proprio Barcellona, arrivata in finale con la capitale tedesca – Berlino vince con 43 voti a favore contro i 16 di Barcellona e le 8 astensioni.
La scelta del CIO rappresenta un chiaro segnale di riconciliazione tra la comunità internazionale e la Germania, tornata a partecipare ai Giochi nel 1928 dopo essere stata riammessa allo stesso CIO nel 1925.
Ma la situazione politica tedesca è instabile. La nazione sta ancora lottando con le conseguenze della Grande Depressione del 1929 – proprio nel 1931 fallisce la Darmstätter und Nationalbank, una delle principali banche tedesche, l’inflazione galoppa e nel 1932 il numero dei disoccupati arriva a toccare i sei milioni – e con il malcontento derivato dal Trattato di Versailles del 1919. Queste condizioni pongono le basi per l’ascesa di Adolf Hitler – il suo Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi ha già avuto un discreto successo nelle elezioni del 1930, ma si affermerà come unico partito della nazione negli anni successivi.

Due anni dopo, nel 1933, Hitler viene infatti nominato cancelliere – sappiamo benissimo con quali conseguenze – ma, nonostante la Germania si stia trasformando progressivamente da una seppur debole democrazia a una dittatura, il CIO non cambia la sua decisione sui Giochi del 1936.
Anche lo sport, come ogni ambito della vita più o meno quotidiana, inizia però a essere controllato dal Partito nazista e utilizzato per i suoi fini propagandistici. Per esempio, le immagini degli atleti ariani vengono diffuse per alimentare il mito della superiorità della razza dal punto di vista della prestanza fisica. Nell’aprile del 1933 inizia anche l’esclusione degli atleti non ariani dalle associazioni e dagli impianti sportivi.

In questo clima, diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, cominciano ad avere qualche dubbio sulla scelta di Berlino come città olimpica, credendo che i nazisti non rispetteranno lo spirito e i valori che caratterizzano da sempre i Giochi.
Il regime nazista si oppone fermamente alle critiche e dichiara di voler rispettare le regole olimpiche – durante i Giochi, infatti, tutto ciò che richiama alla discriminazione contro gli ebrei, come i cartelli o le scritte, verrà fatto sparire, ma nella delegazione tedesca ci saranno comunque un’unica atleta di origine ebraica, Helen Mayer, e un solo atleta dichiaratamente comunista, Werner Seelenbinder.
Alla fine il boicottaggio non avviene. Il Comitato Olimpico statunitense decide con 58 voti contro 56 di partecipare ai giochi, facendo così desistere anche gli altri paesi scettici.
La Germania, sotto l’occhio attento del “genio creativo” Josef Goebbels, il ministro della propaganda, spende ingenti somme di denaro per rendere la sua Olimpiade uno dei maggiori eventi mediatici del XX secolo e, nell’agosto del 1936, in mezzo al massiccio sfoggio di forza nazista i Giochi hanno luogo.

Nonostante l’idea di un massivo boicottaggio ufficiale contro la Germania nazista venga infine abbandonata, alcuni movimenti di protesta contro la decisione del CIO di non riassegnare l’organizzazione dei Giochi dopo l’ascesa di Hitler sorgono in diversi paesi.
Il culmine di questa opposizione viene raggiunto in Spagna – unico paese occidentale a non inviare atleti a Berlino – dove nasce l’idea di realizzare una sorta di contro-Olimpiade, definita “Olimpiade del Popolo” o “Olimpiade Popolare”, nell’estate del 1936, proprio in quella Barcellona sconfitta per l’organizzazione dei Giochi ufficiali cinque anni prima.
Picture1Barcellona è infatti una città tendenzialmente anarchica, caratterizzata da scioperi, cortei, occupazioni – e da un sindacato anarchico, la Confederación Nacional del Trabajo, che ha quasi un milione e mezzo di iscritti. La Spagna è governata dal Fronte Popolare – una coalizione di sinistra salita al governo nel febbraio del 1936 – e caratterizzata da poche zone industrializzate e da una forte componente di braccianti agricoli, minatori e operai – che costituisce un terreno fertile per i movimenti a carattere socialista.
La città catalana viene così invasa da manifesti su cui campeggiano la scritta Olimpiada Popular e le date 19-26 luglio – la cerimonia di apertura è prevista proprio per il 19 luglio nello stadio di Montjuïc. Il Comitato organizzatore, il Coop, è formato da sindacalisti e leader operai. Più di 6.000 atleti provenienti da 23 paesi si iscrivono alla manifestazione – ben 1.500 vengono dalla vicina Francia. Le colonie africane, tradizionalmente costrette ad aggregarsi alle potenze occupanti, per la prima volta possono gareggiare indipendentemente. Oltre alle tradizionali gare olimpiche vengono introdotte discipline come gli scacchi, la danza, la musica e il teatro.
Gli atleti presenti a Barcellona nei giorni che precedono l’inizio della manifestazione parlano con entusiasmo di un clima di fratellanza in cui le differenze etniche e nazionali sembrano svanire.

Una manifestazione come l’Olimpiade Popolare di Barcellona non è comunque una novità negli ambienti di ispirazione socialista.
Il primo esempio di evento sportivo socialista è l’Olimpiade Operaia di Francoforte del 1925, che vede la partecipazione di 10 nazioni in cinque discipline – atletica, nuoto, ciclismo, ginnastica tedesca e sollevamento pesi – e viene replicata nel 1931 a Vienna (ci sarà poi una terza edizione ad Anversa nel 1937).
Di simile stampo sono anche le Spartakiadi, disputate nel 1928 tra Oslo – sport invernali – e Mosca – sport estivi.
Sia le Olimpiadi Operaie che le Spartakiadi vengono organizzate dalla Sozialistische Arbeiter-Sportinternationale, l’organismo dello sport operaio fondato in Germania nel 1913 che riunisce le formazioni di carattere socialista di diversi paesi. L’Unione Sovietica – che nel 1936 non partecipa all’Olimpiade di Berlino – è l’unico paese che aderisce totalmente a queste manifestazioni.
Durante questi eventi non esistono bandiere – l’unica ammessa è quella rossa – e inni nazionali – viene cantata solo l’Internazionale prima di ogni gara – a simboleggiare la fratellanza di tutti i lavoratori. Gli atleti sono professionisti e non. Vengono banditi l’individualismo e il culto del singolo.

23494878683_afae2cc229_oCome già accennato, l’Olimpiade Popolare rimarrà però un sogno mai realizzato: all’alba del 19 luglio 1936, quando gli atleti sono già quasi completamente riuniti a Barcellona, nella città catalana arriva la notizia del sollevamento fascista del generale Francisco Franco.
Molti atleti decidono di non lasciare la città e di imbracciare i fucili per combattere il nuovo regime. In strada vengono innalzate le barricate (nella foto a sinistra la miliziana repubblicana Marina Ginestà). È l’inizio della guerra civile spagnola, che per tre anni sconvolgerà il paese.
Dopo tre giorni di scontri, a Barcellona l’esercito di Franco viene momentaneamente sconfitto dalla resistenza e in città torna la calma, ma il 23 luglio l’Olimpiade Popolare viene ufficialmente annullata.

Miss Blu

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