USA-Italia all’ultima…freccia

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Photo by Laura Crowe on Unsplash

Londra 2012 è senza dubbio l’Olimpiade che mi ricordo di più. Complici le due cerimonie che l’hanno aperta e chiusa, probabilmente, tra J.K. Rowling, i Queen, Kenneth Branagh e molti altri. Senza dimenticare ovviamente Michael Phelps. O Charlotte Dujardin.
Insomma, un insieme di cause tra cui senza dubbio sento il bisogno di citare un’immagine che ha fatto la storia per due motivi molto particolari.
Il bello delle Olimpiadi è che ad ogni edizione si scoprono sport nuovi e ci si ritrova a seguirli con una dedizione che mai si sarebbe pensato di poter avere per una disciplina di un certo tipo. Sia per un interesse rinnovato verso lo sport in generale, sia perché, a volte, ci sono dei dettagli che catturano la nostra attenzione più di altri.
Nel caso di Londra 2012 per me è stata la finale maschile a squadre di tiro con l’arco. Se devo essere sincera, io il tiro con l’arco l’ho provato solo un paio di volte, nei villaggi turistici: non ero male, ma non si può di certo dire che fossi una cima. Ma io sono così, provo le cose più disparate per il gusto di farlo: probabilmente il tiro con l’arco si riallaccia al mio lato fantasy e medievale mai sopito che ogni tanto rispunta – come quando mi metto in testa che voglio almeno provare a cimentarmi nella scherma medievale.
Ma torniamo a noi e ai nostri arcieri, quelli veri. Il primo ricordo che ho della finale è senza dubbio l’inizio, quando gli atleti si sono presentati sul campo. Le squadre erano USA e Italia, un motivo in più per dedicarci una certa attenzione.
Impossibile non capire ad una prima occhiata chi fossero gli americani e chi i nostri. Gli USA erano gli USA anche solo da lì: Brady Ellison, Jacob Wukie e Jake Kaminski, tutti sopra il metro e ottanta (Kaminski addirittura è alto 2 metri e 08) e con una preparazione fisica degna di atleti che evolvono in altre discipline.
L’Italia: Michele Frangilli, Marco Galiazzo, Mauro Nespoli.
A chi osservava la situazione dall’esterno senza sapere nulla di questo sport proprio come me, poteva quasi sembrare una situazione comica. Ma non lo era.
L’abito non fa il monaco, dicono. Ho visto delle pesanti smentite di questo proverbio, ma in alcuni casi, come in questo, è più che azzeccato.
Perché oltre alle palesi differenze che si potevano cogliere al primo sguardo, era quella di esperienza a contare davvero. A livello internazionale Frangilli a Londra 2012 contava già un bronzo e un argento a squadre (Atlanta 1996 e Sydney 2000); Nespoli un argento a squadre a Pechino 2008; infine Marco Galiazzo un oro individuale ad Atene 2004 e lo stesso argento a Pechino 2008 di Nespoli.
A questi ovviamente si aggiungono per tutti i tre i titoli nazionali e internazionali, europei e mondiali conquistati negli anni, che sarebbero ben troppi da poter indicare in questa cartolina.
E proprio quell’esperienza ha spazzato via la prima impressione di cui credo di non essere stata l’unica vittima, povera neofita che non ero altro.
Come vi dicevo, due immagini hanno fatto la storia della disciplina.
La seconda è quindi proprio quella dell’esperienza: ce la siamo battuta fino alla fine, 219 a 218, ma l’oro l’abbiamo portato a casa noi.

Miss Verde

Autore: Micky

"A Most Peculiar Mademoiselle" TV Programming Assistant Hufflepuff Travelling Bookworm Musical Theatre Geek Vintage Football Nerd Occasional Writer on Goldmund Unbound and §Tristan

1 commento su “USA-Italia all’ultima…freccia”

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