La Regina

La gara più prestigiosa delle Olimpiadi è senza dubbio la Maratona, alla quale viene riservato l’onore di essere l’ultima e soprannominata appunto la REGINA.

Tale prestigio è dovuto al fatto che ci riporta direttamente al mito dell’antica Grecia. La Maratona vuole essere la rievocazione sportiva di un evento epico: la corsa di Fidippide (o Filippide, secondo le fonti) dalla città di Maratona all’Acropoli di Atene per annunciare la vittoria sui persiani nel 490 a.C.

Oggi mi piace rendere omaggio, non a uno dei tanti fuoriclasse delle olimpiadi moderne, ne avremo sicuramente la possibilità in futuro, ma a colui che si ritiene fece nascere tale mito. Parliamo non di un atleta come lo intendiamo al giorno d’oggi ma di un emerodromo ovvero colui che, allenato per portare dispacci tra le città, corre per un giorno intero. Immaginare di riuscire a correre, senza poter contare su fiammanti scarpe da running, per 40km con lo scopo di portare un messaggio al senato ateniese è alquanto affascinante. Quali possono essere state le sue difficoltà, le sue emozioni, i suoi pensieri?
Cosa può aver pensato all’ormai famoso “muro” dei 30/35km dove, chi ha corso una maratona sa bene, si entra in un’altra dimensione? Come avrà fatto a gestire la sete ed il calo di energie non disponendo di ristori? Questo rimarrà sempre un mistero che purtroppo la leggenda non ci racconta. La leggenda narra che Fidippide arrivato stremato urlando Nike! Nike! Nenikekiam (Vittoria! Vittoria! Abbiamo vinto!-ndr) morì dallo sforzo. Ma la leggenda differisce dalla storia infatti, secondo gli ultimi studi, si è scoperto che il messaggero che morì non fu Fidippide ma un soldato rimasto a lungo senza nome, Tersite, non preparato e con equipaggiamento pesante, che arrivò senza forze ma ugualmente meritevole di onore.
Cosa rende Fidippide un eroe tanto da essere romanzato da Eraclito? La storia narra che Fidippide fu artefice di un’impresa gigantesca, fu incaricato di andare a chiedere aiuto a Sparta che dista ben 240 km da Atene e percorse tale distanza in due giorni. Ottenne si l’appoggio degli spartani, che si sarebbero resi disponibili solamente dopo sei giorni con l’arrivo della luna calante, in quanto per strategia Sparta nei giorni di luna piena non combatteva. Si rimise in corsa il giorno seguente e dopo altri due giorni di corsa giunto ad Atene, dopo aver corso la bellezza di 480Km in quattro giorni, portò la buona novella, fondamentale anche perché permise agli ateniesi di modificare i piani militari sapendo che per altri giorni non avrebbero potuto contare sull’aiuto degli spartani. Come fini è noto: un’ardita scommessa militare permise agli ateniesi di cogliere alla sprovvista e al mattino presto i persiani che, nonostante fossero in 60.000 contro i 10.000 greci, vennero sconfitti.
Siamo di fronte quindi ad un immeritato posto nella leggenda della maratona da parte di Fidippide a scapito di Tersite? Certamente no ovviamente, tra l’altro sarebbe alquanto difficile introdurre una gara di 480km in una competizione come le Olimpiadi. È mia convinzione quindi che venga portato alle cronache dell’epoca chi ebbe un ruolo sull’esito della guerra senza dimenticare anche la corsa di chi annunciò la vittoria.
Chiedo scusa ai vari  Spyridōn Louīs, Dorando Pietri, Shizo Kanakuri, Sohn Kee-chung, Abebe Bikila, Waldemar Cierpinski, Stefano Baldini entrati a vario titolo nella storia delle olimpiadi moderne se oggi ho posto l’attenzione alle gesta di chi ha reso questa gara epica.

Buona Pasquetta.

Mister Rosso

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