Equitazione alle Olimpiadi: uno sport…completo

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Photo by Kirsten LaChance on Unsplash

Quest’anno sono esattamente dieci anni che ho fatto la maturità. Già questo di per sé sarebbe un trauma e potremmo chiuderla qui. Ma di storie olimpiche dobbiamo parlare, e mi è sembrato intrigante iniziare con questo dettaglio, perché dopo la maturità io non ho fatto il viaggio che tutti si aspettavano. No, ho sfogato cinque anni di duro lavoro e due mesi di follia nel modo più inaspettato: ho giocato ai videogiochi. Per un mese intero.
Intendiamoci, non che non ci abbia mai giocato. Semplicemente, non sono mai stata davvero una gamer. E soprattutto, se state pensando a qualcosa tipo Resident Evil, Tekken o Kingdom Hearts, scordatevelo. Stiamo parlando di Olimpiadi, dopotutto.
No, io giocavo a qualcosa di molto più di nicchia, ovvero la serie di giochi per Pc (e Playstation 1…evviva gli anni ‘90/2000) di Alexandra Ledermann.
Chi è, vi chiederete.
Bene, avete appena sentito il nome della vincitrice francese della medaglia di bronzo di salto ostacoli individuale ad Atlanta 1996 e prima donna a vincere, nella stessa categoria, i campionati d’Europa nel 1999. No, non nell’atletica: nell’equitazione.
Ebbene sì, oltre a libri e fumetti dedicati alla signora, esiste una serie di giochi a suo nome, ovviamente incentrati sulla disciplina, di cui la sottoscritta si è avidamente impossessata fin dal 2000. Ne esistono almeno 11, e io sono arrivata al numero 5 – che è quello che ho recuperato poi dopo la maturità.
Nonostante la grafica il mio preferito era il secondo, ovvero quello più puramente “di competizione”, in cui ti divertivi a sceglierti l’avatar (cavaliere e cavallo, ovviamente) e a cimentarti nelle principali prove di dressage, salto o completo. Potevi anche impersonare i grandi campioni con i loro cavalli. Una manna insomma, per chi come me a cavallo aveva cominciato a salirci regolarmente – anche se all’epoca erano ancora principalmente pony.
Non starò ad annoiarvi con tutto il discorso sui livelli di difficoltà e i circuiti che venivano proposti, tra cui anche uno di stampo olimpico – il gioco è uscito nel 2000, anno di Sydney. Mi basterà dirvi che oltre all’avatar personalizzato mi piaceva molto impersonare la Ledermann per le prove di salto e Pippa Funnell per quelle di completo.
E non è un caso, ovviamente. Philippa “Pippa” Funnell, britannica, ha un percorso simile ad Alexandra: anche lei oggi infatti si dedica ad un’attività collaterale, ovvero la scrittura di libri per ragazzi, e nel suo palmarès figurano due argenti a squadre (Sydney e Atene) e un bronzo individuale, sempre ad Atene nella sua disciplina di riferimento. A livello personale nel 2003 è stata anche la prima persona a vincere il Grande Slam del completo, composto dai circuiti di Burghley, Badminton e Kentucky. Ha vinto anche due ori individuali agli europei e tre in squadra tra il 1999 e il 2003.
Insomma, la signora si difende bene, come molte altre nell’unica disciplina che non vi ho ancora citato, ovvero il dressage. Il nome più noto che forse vi viene in mente è la britannica Charlotte Dujardin, vincitrice a Londra e Rio, oppure la nostrana Sara Morganti alle Paralimpiadi.
I nominativi citati non sono casuali. Oltre all’evidente spunto fornito da quell’amatissimo videogioco, sono stati scelti per parlare dell’equitazione, in quanto sport fuori dagli stadi, alle Olimpiadi.
Il CIO l’ha infatti considerata disciplina olimpica fin dall’edizione di Parigi 1900, quando fecero il loro esordio le gare di salto. Da Stoccolma 1912 invece compaiono anche il dressage e il concorso completo. Tutte le discipline si disputano sia a livello individuale che in squadra (3-4 membri a seconda dell’anno) e sono miste dal 1956, quando a Melbourne le donne furono ammesse anche alle prove di salto – è di Helsinki 1952, infatti, il loro ingresso a quelle di dressage.

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Photo by Sarah Bedu on Unsplash

Non è un caso, forse, che l’equitazione sia arrivata alle Olimpiadi tramite il salto a ostacoli.
Si dice che sia la vera disciplina regina dell’equitazione. Un titolo che a mio avviso toglie al dressage, come vedremo, solo per un discorso di fruibilità da parte dello spettatore e per un elemento di sfida più “adrenalinico”.
Guardare il salto a ostacoli è senza dubbio avvincente anche per lo spettatore meno esperto. Data la presenza dell’animale in gara, ci si chiede se il percorso sarà portato a termine nel tempo stabilito, senza errori, o se ci saranno penalità date da sbarre fatte cadere o rifiuti da parte del cavallo di saltare determinati ostacoli “insidiosi”, come quelli con l’acqua. Insomma, la variabile “animale” ci incuriosisce, oltre che farci chiedere come faccia il cavaliere di turno a gestire il cavallo – quali segreti tecnici avrà?
Molti, per chi è del mestiere o ne ha fatto anche una breve e modesta esperienza.
Il salto si basa, oltre che sull’ottimo rapporto tra cavallo e cavaliere, anche su tutta una serie di accortezze tecniche di cui solo gli appassionati, e il cavaliere stesso, sono coscienti: come guidare il cavallo, quante battute di galoppo ci sono tra un ostacolo e l’altro, il tipo di difficoltà che il singolo ostacolo rappresenta, quando girare la testa per far capire all’animale in che direzione andare, anticipargli i movimenti da compiere e così discorrendo.
Tutti elementi determinanti, studiati a menadito da cavalieri, allenatori, giudici e ispettori di pista. Forse molti non sanno, infatti, che i singoli circuiti vengono elaborati da esperti del settore, con una cura progettuale di altissimo livello, in modo che possano costituire un determinato livello di difficoltà senza compromettere i concorrenti, nello sfidarli a dare il loro meglio sulla pista.
Insomma, tutta una serie di elementi che, rispetto al dressage, vengono offuscati dalla giocosità del salto e tengono anche lo spettatore inesperto o amatoriale incollato allo schermo.

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Photo by Daphne on Unsplash

Eppure il dressage ha a sua volta delle peculiarità non indifferenti. Lo scopo di questa prova è di dimostrare il grado di addestramento del cavallo e di intesa con il cavaliere, che si mostra in una serie di esercizi richiesti ed eseguiti come in una coreografia. In base alla precisione dell’esecuzione, il binomio ottiene un punteggio specifico per ogni figura, accumulando punti fino alla somma finale, che determina la classifica.
Per me che arrivo dal mondo dello spettacolo, questa disciplina si può tranquillamente paragonare (complice anche l’uso della musica) alla danza classica. Ci vuole estremo rigore nei comandi e nei gesti, un rigore che all’occhio inesperto magari può sfuggire o risultare, detto sinceramente, noioso. Eppure è lì, onnipresente, anche nel modo in cui il cavallo curva il collo nell’eseguire gli esercizi.
Un po’ come il balletto, ecco – e ammetto senza vergogna che ho visto cavalli “ballare” meglio degli esseri umani.
Non c’è tuttavia a mio avviso una prova più interessante, e difficile, del completo.
Si articola in tre fasi: dressage, salto a ostacoli e percorso di cross-country – o percorso di campagna.
In questa disciplina equestre cavallo e cavaliere affrontano un circuito a cielo aperto, su un terreno naturale, disseminato di ostacoli fissi di vario tipo. Anche qui c’è un tempo per il completamento della prova e lo scopo è dimostrare l’affiatamento del binomio anche dal punto di vista della resistenza mentale e fisica di entrambi, oltre che sulla reciproca fiducia e il grado di addestramento e “coraggio” che ha l’animale.

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Photo by Phil Hodkinson on Unsplash

Il cross ha, come potete immaginare, una difficoltà di un certo tipo. Anche qui il tempo è fondamentale, ma il tasso di difficoltà è, a mio avviso, più elevato. Si tratta di ostacoli fissi, dicevamo, che non seguono il movimento del cavallo nel caso in cui vengono toccati. Il che ovviamente aumenta il rischio di incidente e il tasso di pericolosità in modo significativo, sia per il cavaliere che per il cavallo. Parliamo di terreni “di campagna” che richiedono, come per le altre due discipline, accortezze specifiche, come la scelta dei ramponi per i ferri, in modo che l’animale sia sempre e comunque tutelato.
Questa prova quindi, unita alle altre due, dimostra come la coppia sia, letteralmente, completa: in grado cioè di destreggiarsi sui vari tipi di terreno e di esercizio, da un trotto allungato ad un salto con sbarre o siepi.
Inutile dirvi che, tra le scelte di cui disponevo nel videogioco, il concorso completo era il mio preferito – dava un po’ l’idea di saper fare tutto, in fondo.
Nella realtà, invece, preferisco il dressage. Meno rischi, con altrettanta attenzione al dettaglio. Chissà, forse per rimediare a quella danza classica per cui sono sempre stata terribilmente negata.

Miss Verde

Autore: Micky

"A Most Peculiar Mademoiselle" TV Programming Assistant Hufflepuff Travelling Bookworm Musical Theatre Geek Vintage Football Nerd Occasional Writer on Goldmund Unbound and §Tristan

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