Barcelona posa’t guapa

Sono passati pochi anni dalle prime elezioni libere in Spagna, siamo nel 1981, quando il comitato olimpico spagnolo candida Barcellona come sede per le Olimpiadi del 1992. Le Olimpiadi vengono ufficialmente assegnate alla capitale catalana, velatamente sostenuta dal suo noto concittadino Juan Antonio Samaranch (Presidente CIO dell’epoca, ndr), nel 1986, vincendo la concorrenza di Parigi, Amsterdam, Brisbane, Belgrado e Birmingham. Il programma pensato dal comitato organizzatore può finalmente prendere forma, rendere l’Olimpiade non solo un evento di sport ma di promozione attraverso la più straordinaria trasformazione di una città europea, forse l’unica che abbia avuto luogo nel secolo scorso in conseguenza di una pacifica scelta, e non per l’obbligo di risistemare le rovine della guerra.
L’intento del comitato, presieduto dal sindaco Pascual Maragall da molti definito illuminato, era cogliere appieno l’opportunità di trasformare e rinnovare la città anche a livello urbanistico. Attraverso una serie di progetti volti a recuperare aree abbandonate e alla realizzazione di veri e propri nuovi quartieri Barcellona conquistò spazi. Vennero anche realizzate nuove arterie di comunicazione molte delle quali interrate.
Le aree maggiormente interessate furono principalmente quattro: la collina di Montjuïc, La Vila Olímpica del Poblenou y el Front Marítim e il quartiere Vall d’Hebron. Anche per gli impianti sportivi si alternarono progetti di ristrutturazione e realizzazione di nuovi. Il caso più emblematico di ammodernamento fu lo stadio Olimpico che, inaugurato nel lontano 1929 in occasione dell’esposizione universale, mantenne la sua originale struttura esterna pur divenendo oggetto di un intervento significativo. Tra i nuovi impianti fiore all’occhiello il Palau Sant Jordì, palazzetto polivalente, che rappresenta ancora oggi un esempio di Architettura al servizio dello sport.


Può un ambizioso progetto di riqualificazione di interi quartieri, il coinvolgimento dei migliori architetti catalani, spagnoli e internazionali, contribuire alla causa olimpica? Può considerarsi questo il segreto della XXV Olimpiade? A giudicare dal successo che ebbe tale edizione sembrerebbe di si. L’Olimpiade si trasformò in un volano per il turismo tanto più che, a partire da quell’anno, Barcellona divenne una meta sempre più ambita dai turisti di tutto il mondo attratti sia dall’architettura d’inizio secolo, grazie al genio di Gaudì, sia dalla moderna sviluppatasi attraverso le opere di celebrità come Arata Isozaki, Santiago Calatrava, Vittorio Gregotti, Norman Foster e Frank Gehry, che a vario titolo contribuirono al successo di queste olimpiadi.
Il rinnovamento è proseguito anche dopo l’Olimpiade tanto che oggi il tema è alquanto dibattuto, infatti secondo molti sociologi, questo evento rappresentò per Barcellona l’inizio del cosiddetto fenomeno di gentrificazione della città ovvero l’insieme di processi che, mediante il miglioramento urbano, ottengono un cambio della popolazione residente nell’area oggetto del risanamento stesso.
Il tema è sicuramente d’interesse e l’intenzione è di non trascurare questo aspetto, ma onestamente penso non sia il luogo ideale, anzi mi piace ricordare Barcellona, a cui sono molto affezionato, con il motto Barcelona posa’t guapa (Barcellona fatti bella, ndr) grazie al quale l’amministrazione comunale volle incentivare le ristrutturazioni delle facciate dei palazzi.

Mister Rosso

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