Alice Coachman: un salto per la storia

London_Olympics7 agosto 1948, Londra. È un pomeriggio piovoso quello dello Stadio di Wembley in cui si disputano le finali olimpiche di atletica leggera. 83.000 spettatori seguono con attenzione le gare.
Con una perfetta sforbiciata, Alice Coachman supera l’asticella, posta a 1 metro e 68 centimetri da terra, e atterra sulla sabbia della zona di caduta.
Nonostante i problemi alla schiena, è consapevole di aver fatto una bella gara. Ma non si rende conto di aver vinto fino a quando, mentre si incammina verso il podio, alza lo sguardo e scorge il tabellone. Il suo nome è al primo posto nella classifica della finale di salto in alto femminile. Nuovo record olimpico e medaglia d’oro per l’atleta afroamericana. Il primo oro olimpico per una donna di colore.
Alice guarda la sua allenatrice, che applaude felice, e capisce che è tutto vero. Pochi minuti dopo è sul gradino più alto del podio, a cantare l’inno statunitense e ricevere la medaglia d’oro da Re Giorgio VI.

Quando Alice torna negli Stati Uniti, viene invitata alla Casa Bianca, dove la accolgono il presidente Harry Truman e l’ex first lady Eleanor Roosevelt.
Il musicista Count Basie organizza una festa per celebrare la sua vittoria.
In Georgia, lo stato dal quale Alice proviene, l’atleta viene onorata con un corteo da Atlanta alla sua città natale, Albany.
Ma la Georgia è ancora profondamente conservatrice e caratterizzata da una forte segregazione razziale. Nell’auditorium di Albany in cui si svolge la celebrazione per l’oro olimpico di Alice, bianchi e neri devono rimanere separati. Il sindaco sale sul palco con l’atleta, ma si rifiuta di stringerle la mano e di farla parlare. Alice deve addirittura uscire da una porta laterale alla fine della cerimonia.
Mancano ancora sette anni all’evento che viene considerato come l’inizio e l’emblema della protesta degli afroamericani per i loro diritti, ovvero il celebre rifiuto di Rosa Parks. Ma Alice non ci sta a essere considerata diversa. All’apice della sua carriera, decide quindi di lasciare lo sport. Dopo essersi laureata in sartoria nel 1946, nel 1949 si laurea in economia domestica all’Albany State College e diventa un’insegnante per condividere con le nuove generazioni il suo ideale di un mondo migliore e possibile.

D’altronde, Alice le problematiche legate alla segregazione le conosce bene.
Nasce ad Albany il 9 novembre 1923, in una Georgia profondamente segnata dal razzismo. È la quinta dei dieci figli di Evelyn e Fred Coachman, una casalinga e uno stuccatore.
A causa della segregazione, gli afroamericani non possono accedere alle piste di atletica degli istituti pubblici e prendere parte a molte competizioni sportive.
Ma Alice non si arrende, si allena correndo a piedi nudi nei campi o lungo le strade sterrate e mettendo insieme vecchie attrezzature trovate chissà dove per migliorarsi nel salto in alto.

Nonostante le perplessità dei genitori, soprattutto del padre – che prova a scoraggiarla poiché teme per la sua sicurezza in quanto donna e afroamericana – Alice viene incoraggiata a coltivare il talento per l’atletica leggera da Cora Bailey, la sua insegnante di quinta delle scuole elementari, e dalla zia Carrie Spry.
Qualche anno dopo, quando inizia a frequentare la Madison High School, Alice viene presa sotto la tutela di Harry E. Lush, l’allenatore della squadra di atletica dell’istituto.

d60c5af7dde1da2b8cb16be11d056f39--playlists-fandomNel 1939, Alice viene notata dal dipartimento di atletica del Tuskegee Institute, in Alabama, che le offre una borsa di studio.
Prima di iniziare a frequentare le lezioni a Tuskegee, Alice riesce a battere i record di high school e college, gareggiando scalza, nei campionati nazionali di atletica leggera dell’Amateur Athlete Union.
Negli anni successivi, Alice domina le competizioni dell’Amateur Athlete Union.
Nel 1946, anno in cui si iscrive all’Albany State College, vince i campionati nazionali in quattro specialità: 50 metri piani (nei quali riesce a rimanere campionessa per cinque anni consecutivi, dal 1943 al 1947), 100 metri piani, staffetta 4×400 metri e, ovviamente, salto in alto (specialità in cui resta campionessa per ben dieci anni consecutivi, dal 1939 al 1948). In tutto, nel corso della sua carriera vince 25 campionati nazionali.
All’apice della sua forma, l’atleta statunitense deve però rinunciare al sogno olimpico prima nel 1940 e poi nel 1944, a causa della cancellazione dei Giochi dovuta alla seconda guerra mondiale.

Alice deve quindi aspettare il 1948 e l’Olimpiade di Londra per dimostrare al mondo intero il proprio valore.
E, come abbiamo visto all’inizio di questa storia, ci riesce perfettamente, prima di lasciare lo sport per dedicarsi a famiglia e insegnamento.

Ma, nonostante la decisione di abbandonare l’atletica leggera, la stella di Alice continua a splendere.
Nel 1952, infatti, l’ex atleta viene ingaggiata come portavoce dalla Coca Cola, diventando così la prima tra gli afroamericani a ottenere un contratto pubblicitario.
Durante i Giochi olimpici del 1996 di Atlanta, nella sua Georgia, Alice viene inserita tra i 100 migliori olimpionici della storia.
Alice_Coachman_Elementary_SchoolÈ possibile inoltre trovare il nome di Alice Coachman in nove hall of fame, tra cui la National Track & Field Hall of Fame (dal 1975) e la U.S. Olympic Hall of Fame (dal 2004), e una scuola elementare a lei intitolata ad Albany (la possiamo vedere nella foto a sinistra).
Nel 1994 è invece l’ex atleta stessa a creare l’Alice Coachman Track and Field Foundation con l’obiettivo di aiutare giovani atleti ed ex sportivi in difficoltà finanziarie.

«Se fossi andata ai Giochi e avessi fallito, non ci sarebbe stato nessuno a seguire le mie orme» ha detto Alice parlando di sé al New York Times nel 1996. «Ho fatto la differenza tra i neri. Ho incoraggiato le donne a lavorare di più e a lottare di più».
«Ispirò generazioni di atleti» ha detto Scott Blackmun, direttore del Comitato Olimpico degli Stati Uniti, dopo la morte di Alice, avvenuta il 14 luglio del 2014 a causa di un arresto cardiaco.

Miss Blu

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