Tokyo, una prima volta

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Se e quando i Giochi della XXXII Olimpiade si terranno, sarà la seconda volta che Tokyo farà da cornice al grande evento. Come abbiamo visto, nel 1940 l’edizione saltò, e ci sono voluti altri ventiquattro anni prima che i Giochi avessero una seconda possibilità.
E che possibilità. L’edizione del 1964 non è certo stata priva di sorprese: tipico, per una manifestazione così ricca di discipline, atleti e storie, e intrecciata con il contesto storico-culturale in cui si tiene; particolare, perché Tokyo ’64 in parte contiene in sé i primi segni di un cambiamento che matura nell’edizione di Messico ’68, che a sua volta spiana la strada a quella storicamente segnante di Monaco ’72.
E di cambiamenti si farà portatrice anche l’edizione di Tokyo 2020 che è, in un certo senso, a sua volta una “prima”.
Prima di tutto inaugura gli anni ’20 del XXI secolo – i ruggenti anni venti, forse, specchio di quelli del precedente?
Per come è la situazione al momento non siamo proprio partiti benissimo, diciamolo. Ma a prescindere dall’inizio di questo decennio, Tokyo 2020 arriva con un notevole passaggio di testimone da parte della sorella maggiore Rio 2016.
Non a caso, potrebbe essere l’ultima della Divina, Federica Pellegrini, che di Olimpiadi ne ha viste ben cinque.
Non è questa la sede per discutere della portata significativa di questo possibile addio, ma se Federica dovesse uscire di scena, qualcun altro a sua volta potrebbe fare il proprio ingresso in campo – o meglio, sul tatami.
Sara Cardin, karateka specializzata nel kumite, non è una debuttante. Ha un anno in più di Federica (è dell’87) ed è a sua volta una testa di serie nella sua disciplina, rimasta però sempre lontano dalla kermesse olimpica – infatti, Sara alle Olimpiadi non ci è mai andata.
Non per mancanza di preparazione o di stoffa: ha un palmarès di tutto rispetto, un oro e un argento ai mondiali, tre ori e tre argenti agli europei, nonché un bronzo e un argento ai giochi del mediterraneo. Senza contare le vittorie ai campionati italiani.
No, semplicemente tutta la sua bravura e i suoi duri allenamenti non hanno avuto modo di mostrarsi durante i Giochi Olimpici perché il suo sport, il karate, non è mai stato disciplina olimpica prima della prossima edizione di Tokyo 2020. Come lo saranno anche il baseball e il softball (le cui federazioni si sono unite per sottoporre la propria candidatura al CIO), il surf, lo skateboarding e l’arrampicata sportiva.
Un debutto insomma, sia per molti atleti a cui la possibilità di partecipazione è stata negata nelle edizioni passate, proprio come a Sara, che per noi spettatori.
Forse per il karate un po’ meno: in fondo, sta finalmente tornando a casa a riprendersi il posto che gli spetta di diritto.

Miss Verde

Autore: Micky

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