Le peripezie sospese della torcia olimpica

Photo by Sam Balye on Unsplash

Colei che ardendo illumina l’umanità col suo messaggio di purezza e fiero spirito sportivo, tanto più pura in quanto trae origine direttamente dai raggi solari. Luminosa portacolori degli ideali più nobili dell’essere umano. Crepitante testimonianza della continuità tra passato remoto e vivace presente. Lei è la torcia olimpica, patrona di atleti e appassionati, oggi come 2500 anni fa.
Non a caso, l’abbiamo scelta come simbolo grafico di ‘5 cerchi quante storie’.
Nei Giochi antichi, una fiamma veniva accesa nei templi di Zeus ed Era, sua sposa e regina del pantheon greco, a Olimpia. Nei Giochi moderni, fu ad Amsterdam nel 1928 che per la prima volta nello stadio olimpico venne innalzato un braciere come “focoso” nume tutelare. Mentre nella famigerata edizione di Berlino ’36 fu inaugurata la lunghissima staffetta di tedofori che, di mano in mano, di braccio in braccio, di corsa in corsa, accende la fiaccola a Olimpia e la porta per settimane e mesi fino allo stadio olimpico della città ospitante. Pronta a inaugurare ufficialmente i Giochi dopo aver diffuso nel mondo i valori dell’olimpismo.
Ma a diffondersi in questo anno olimpico, il ventinovesimo dell’era moderna (sarebbe stato il trentaduesimo se tre edizioni non fossero saltate causa guerre mondiali), è anche una forza minuscola ma subdola, che sta soverchiando la maestosità dei Giochi: parliamo ovviamente del nuovo coronavirus, che prima ancora di causare il rinvio al 2021 di Tokyo 2020 ha irrimediabilmente influito sulla grande staffetta olimpica. Seguiamo la cronistoria del percorso della “sacra fiamma”.

12 MARZO
Cerimonia di accensione della fiamma.
Nell’area dell’antica Olimpia, tra l’antico stadio e le rovine del tempio di Era, un’antica sacerdotessa (interpretata dall’attrice Xanthi Georgiou) accende la torcia di Tokyo 2020, di color “oro rosato” e ispirata al fiore di ciliegio [ed ecosostenibile, come spiegato meglio qui]. Il fuoco è stato precedentemente appiccato su un bracierino mediante il metodo dello specchio ustore, reso celebre nell’antichità anche da alcuni usi bellici (molti di voi ricorderanno la leggenda di Archimede e l’assedio di Siracusa…) oltre che religiosi: i raggi del sole vengono convogliati da uno specchio concavo e riflessi, in un unico punto, su una superficie combustibile… et voilà, una purissima fiamma è servita! L’esecuzione del rituale da parte della sacerdotessa, sottolineato dalle sue declamazioni in greco antico, avviene in uno spartano – pardon, olimpico… a Sparta ci arriveremo fra poco –  tripudio di danze, eseguite da donne e uomini vestiti all’antica greca, sulle note di lira, fiati e percussioni.
Il tutto alla presenza di un centinaio di ospiti e non oltre, coronavirus oblige. Tra essi, i presidenti di CIO (Thomas Bach), Comitato Olimpico Ellenico (Spyros Capralos) e Repubblica greca (Prokopios Pavlopoulos, al penultimo giorno di mandato prima di essere sostituito alla guida del Paese da Ekaterini Sakellaropoulou. Giusto in tempo…) e il vicepresidente del Comitato organizzatore di Tokyo 2020, Toshiaki Endo. Come si conviene, i primi due tedofori rappresentano rispettivamente la Grecia e il Paese ospitante dei Giochi, in questo caso il Giappone. La particolarità è che per la prima volta nella storia il primo tedoforo è una donna: Anna Korakaki, medaglia d’oro nel tiro a segno a Rio 2016, che riceve dalla sacerdotessa la fiamma e un ramoscello d’alloro, e dà ufficialmente il via alla staffetta.
Staffetta che, nelle intenzioni, dovrebbe durare una settimana in terra ellenica, toccando 31 città e 15 siti archeologici, per un totale di circa 3200 km dal Peloponneso ad Atene, prima di essere trasportata nel Sol Levante.
A ricevere il testimone dalla Korakaki è Noguchi Mizuki, vincitrice della maratona ad Atene 2004. Il legame tra Grecia è Giappone è così personificato sul suolo di Olimpia dalle prime due tedofore di Tokyo 2020.
Curiosità: nella stessa settimana, la Grecia vive la prima “prima tedofora” donna (la Korakaki) e la prima presidente della Repubblica donna (la Sakellaropoulou) della storia.

13 MARZO
Il secondo giorno è un gran successo di pubblico. La torcia arriva a Sparta e ha, tra gli altri, due tedofori d’eccezione: gli attori Billy Zane (americano di origini greche) ovvero il fidanzato cattivo di Rose/Kate Winslet in Titanic, e lo scozzese Gerard Butler, un idolo da queste parti per la sua interpretazione di re Leonida in 300.
Proprio davanti alla statua di Leonida, Butler riceve la cittadinanza onoraria da parte della municipalità spartana e pronuncia un discorso di 8 minuti, concludendolo col celeberrimo “This is Sparta!”.
Curiosità: contrariamente a quanto affermato da molti media, i due attori non si sono passati direttamente la torcia. In mezzo a loro c’è stata un’altra tedofora, che ha dunque raccolto il testimone da Zane e l’ha consegnato a Butler dopo aver effettuato il proprio “turno di corsa”.

Ma ecco che qui la festa deve fare i conti con l’amara realtà che sta attanagliando l’Europa e non solo. Per il Ministero della Salute ellenico è meglio evitare tali assembramenti di pubblico. Il Comitato Olimpico Ellenico blocca e annulla la grande staffetta in terra greca. La sacra fiamma tornerà sulla scena il 19 marzo, per essere consegnata alla delegazione giapponese. Rigorosamente a porte chiuse.

19 MARZO
Cerimonia di consegna della torcia olimpica. Come da programma, ma con qualche variazione rispetto ai piani originari.
Siamo a giovedì scorso. Reduci da sei giorni in cui a tenere banco sono state le discussioni e le comunicazioni ufficiali riguardo allo svolgimento o meno delle Olimpiadi. Nonostante la pandemia, e persino la positività alla Covid-19 di Kozo Tashima, vicepresidente del Comitato Olimpico Giapponese, il CIO e il Comitato organizzatore di Tokyo 2020 confermano la volontà di provare a mantenere le date previste.
Atene, stadio Panathinaiko. Un impianto edificato, nella sua prima versione, 2580 anni fa. Un formidabile “monumento vivente” dell’olimpismo. Non è solo il pubblico sui gradoni a mancare. Assenti sul terreno dello stadio, rimasti in patria per precauzione, i due atleti giapponesi che sarebbero dovuti essere gli ultimi due tedofori in terra greca. Nipponici accomunati da dolci ricordi nella capitale ellenica: il judoka Tadahiro Nomura (oro ad Atlanta, Sydney e Atene) e la lottatrice Saori Yoshida (oro ad Atene, Pechino e Londra, e argento a Rio). Al loro posto, come “ultimi tedofori di Grecia”, ci sono i locali  Eleftherios Petrounias, oro negli anelli a Rio 2016, e Katerina Stefanidi, oro nel salto con l’asta sempre a Rio.
Assenti anche i 140 bambini giapponesi che avrebbero dovuto mettere in atto uno spettacolo danzante. Ha dato forfait pure il presidente del Comitato organizzatore di Tokyo 2020 Yoshiro Mori (ex Primo Ministro del Giappone), che interviene in videoconferenza per ringraziare e assicurare la volontà di andare avanti con l’organizzazione dei Giochi, anche come segnale forte dell’umanità in grado di essere più forte del virus.
Il presidente del Comitato Olimpico Ellenico, Capralos, consegna la fiaccola a Naoko Imoto, ex nuotatrice olimpionica giapponese. La Imoto lavora per l’Unicef: risiede da 3 anni e mezzo in Grecia e nel 2011 era in prima linea nelle regioni giapponesi travolte dal disastro di Tohoku e Fukushima, quando una combinazione di terremoto, tsunami e disastro nucleare causò oltre 15 mila morti e miliardi di danni economici. Ecco tornare quindi il legame tra Grecia e Giappone. E come vedremo adesso, il dramma nipponico del 2011 è un tema del viaggio della fiamma di Tokyo 2020.

20 MARZO
La torcia olimpica arriva in Giappone dopo un lungo viaggio in aereo. Il velivolo, un Boeing 787 della Japan Airlines con livrea a tema olimpico ribattezzato Tokyo 2020 Go, atterra alla base militare di Matsushima, nella prefettura di Miyagi, una delle aree più colpite dal disastro di nove anni fa.
Qui Nomura e Yoshida, grandi assenti del Panathinaiko, ricevono la fiaccola e accendono un braciere che costituisce la “fiamma della ricostruzione”. Si comprende così pienamente il motto di questa staffetta olimpica: “Hope lights our way”, la speranza illumini la nostra strada. Quelli di Tokyo saranno i “Giochi della ricostruzione”.
La cerimonia ha luogo con tanto di flotta aerea acrobatica che disegna i 5 cerchi olimpici, ma senza l’assembramento di persone (soprattutto bambini delle scuole elementari) previsto in origine.

20-25 MARZO
La fiamma della ricostruzione viene messa in mostra nelle prefetture di Miyagi, Iwate e di Fukushima, nel nord del Giappone, nelle aree più colpite dalla tragedia nucleare.

Calendario e luoghi dell’esposizione:
Venerdì 20: Tsunami Recovery Memorial Park, a Ishinomaki (nel quartiere Minamihama, dove morirono oltre 400 persone dopo lo tsunami e il terremoto)
Sabato 21: stazione ferroviaria di Sendai (una delle zone più danneggiate dallo tsunami)
Domenica 22: viaggio su una locomotiva a vapore attraverso le stazioni di Miyako, Kamaishi e Hanamaki (parte di questa linea fu distrutta dal terremoto)
Lunedì 23: centro commerciale Kyassen, a Ofunato (edificato su un’area spazzata via dal terremoto)
Martedì 24: stazione ferroviaria di Fukushima (luogo di danni ma al contempo di rifugio per i sopravvissuti dopo la tragedia)
Mercoledì 25: acquario di Iwaki (gravemente danneggiato dal terremoto)

Ecco, è durante questo periodo, esattamente martedì 24 marzo, che viene stabilito il rinvio all’anno prossimo. Fino a quel giorno, la macchina organizzativa ha dovuto faticare per contenere le folle di visitatori. Soprattutto sabato a Sendai, dove sono accorse alla stazione più di 50 mila persone.
Nelle intenzioni, il 26 marzo la fiaccola sarebbe ripartita dalla cittadina di Naraha – per la precisione, dal centro sportivo J-Village – per girare tutto il Giappone fino alla cerimonia inaugurale del 24 luglio. Certo, l’idea che venisse trasportato dai circa 10 mila tedofori previsti era già stata commutata in un trasporto dentro un veicolo apposito. E con assembramenti di pubblico ridotti al minimo. Ma ora tutto l’apparato è stato messo in freezer.

Niente corse con la fiaccola in mano, quindi, almeno per un bel po’. L’unico fatto emerso dai comunicati, riguardo all’immediato futuro della fiamma, è che resterà in Giappone.
Rimaniamo quindi in attesa. Di sapere, naturalmente, quali saranno le nuove date olimpiche. E di poter vedere la torcia olimpica riprendere il cammino, fiera e illuminante nel suo millenario messaggio.

Mister Giallo

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